Se questa è l’Europa

Europa
A baby from Ethiopia sits in the middle of women from Ethiopia and Eritrea who pray and sing together during Sunday mass at the makeshift church in "The New Jungle" near Calais, France, August 2, 2015. Some 3,000 migrants live around the tunnel entrance in a makeshift camp known as "The Jungle", making the northern French port one of the frontlines in Europe's wider migrant crisis. REUTERS/Pascal Rossignol  - RTX1MQ6I

I singoli Stati non stanno respingendo i migranti. Stanno respingendo la capacità dell’Europa di dare risposte ad una emergenza umanitaria

Erano passati pochi mesi dalla mia elezione a sindaco quando, il 3 di novembre del 2012, nei giorni dell’assegnazione del premio Nobel per la pace all’Europa celebrata come la comunità che promuove democrazia e diritti umani, mi furono consegnati i primi 21 cadaveri. Erano i corpi di persone annegate mentre tentavano di raggiungere la nostra isola. Per me, e per Lampedusa, era solo un altro enorme fardello di dolore. Ricordo che chiesi aiuto, attraverso la Prefettura, ai Sindaci della provincia per poter dare loro una dignitosa sepoltura perché il mio Comune non aveva più loculi disponibili. E rivolsi a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

La ripeto oggi, di fronte a quello che appare a tutti come lo sgretolamento dell’idea stessa di Europa, alla furiosa rinascita degli egoismi che ci riportano indietro nel tempo a quando ancora non c’era il muro di Berlino. Non mi capacito del perché non possono essere accolti nella ricca Gran Bretagna tremila bambini già presenti in Europa e lasciati soli nei campi di Calais, orfani non solo dei loro genitori ma adesso privati di tutto. Mi chiedo perché la Norvegia, in cambio di mille euro, li vuole rimandare indietro anche nelle zone di guerra? Perché la Svezia sta pensando ai respingimenti di massa? Perché di tutte queste nuove frontiere spinate dall’Austria all’Ungheria?

Perché gli accordi con la Turchia dove la libertà di stampa è un rischio? No, i singoli Stati non stanno respingendo i migranti. Stanno respingendo la capacità dell’Europa di dare risposte ad una emergenza umanitaria. Perché di questo si tratta. Non si discute ancora del piano italiano per i rifugiati ma si assiste ad un continuo alzare muri davanti a chi chiede aiuto. Un comportamento che oggi mette in gioco l’esistenza dell’Unione europea. E il mio grido di dolore e di rabbia lo lancio dalla mia piccola grande isola. State attenti a ciò che fate. Perché l’incapacità di saper gestire le grandi crisi noi europei l’abbiamo già vissuta negli anni scorsi, e ne paghiamo ancora le conseguenze. La crisi economica ha visto risposte non solidaristiche né per creare lavoro ma solo azioni con il primato della finanza e nel segno dell’austerity, con effetti a catena che hanno determinato l’impoverimento, la recessione e la disoccupazione.

Oggi, di nuovo una risposta miope e inadeguata sta determinando il ritorno agli egoismi nazionali, il pericolo del nazionalismo, la malattia grave dalla quale dovevamo essere immuni. Qual è oggi la priorità politica di Bruxelles? Pensano sul serio di far fronte alla Brexit senza un grande piano umanitario ma ostentando solo i respingimenti nel segno della chiusura fuori dal tempo e da ogni logica, nell’era della globalizzazione? Il governo europeo può pensare di agire sotto il ricatto della paura e facendo finta che problemi siano i rifugiati, subendo così in pieno la deriva verso la cultura xenofoba del rifiuto e accettando che i profughi diventino strumenti di destabilizzazione politica e non invece persone che hanno bisogno di soccorso? No, io non riesco proprio a comprendere come una simile tragedia possa essere gestita così, e come si possa rimuovere l’idea che persone come noi, con molte giovanissime donne e tanti ragazzini, possano soffrire e morire durante un viaggio sognato e immaginato come l’inizio di una nuova vita.

I rifugiati da guerre e fame devono essere trattati con l’umanità e l’accoglienza che a loro si deve. Questa è la civiltà europea. Noi ne abbiamo salvati tanti in questi ultimi anni, ma sappiamo che il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce. Ricordo quando attaccavano l’operazione Mare Nostrum, c’era chi voleva chiuderla dicendo che era solo un incentivo agli arrivi. Come se chi scappa dagli orrori per cercarsi una vita o per una tregua, non metta nel conto che può morire, come se non sapesse che la fuga è l’unica carta che può giocare senza chiedersi se c’è qualcuno dall’altra parte pronto a salvarti.

Perché sta passando una visione dei rifugiati così totalmente barbarica e disumanizzata? È questa Europa che fa paura. E fa ancora più paura vederla dalla frontiera di Lampedusa, perché sembra una strada senza uscita. C’è da essere indignati per l’assuefazione che sembra avere contagiato il continente, scandalizzati per la vergogna e il disonore. Vorrei ci fosse un piano, che applicassero subito il Migration Compact italiano, che ne avessero uno tutti i Paesi del Mediterraneo che è la grande e promettente area economica e di sviluppo. Che avessero un patto e un piano d’azione comune. L’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane anche a molte miglia da Lampedusa. Tutti devono sapere che sono le realtà come Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che danno dignità di esseri umani ai rifugiati, che danno dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Noi li salviamo e li accogliamo e trattiamo i bambini come se fossero figli nostri.

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