Se non è accozzaglia, il fronte del No cos’è?

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Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini (D) con Stefano Fassina di Sinistra e Libertà (S) e Anna Maria Bernini di Forza Italia (C), durante la trasmissione Rai "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa, Roma, 16 novembre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

La minoranza Pd è stata accontentata su tutto, ma il suo scopo è far cadere Matteo Renzi

Roberto Speranza si è molto arrabbiato, molto offeso, perché Renzi ha definito il fronte del No un’accozzaglia .E, come al solito, ha definito Renzi “arrogante”. Ormai è un disco rotto. Ma, se Speranza ha conservato un minimo di onestà intellettuale, ci rifletta bene. Quando si tenne il referendum sulla riforma costituzionale approvata dal centrodestra, gli schieramenti erano ben definiti. Per il  Sì erano i partiti, le organizzazioni e le associazioni
di destra e di centrodestra. Per il No erano i partiti, le organizzazioni e le associazioni di sinistra e di centrosinistra.

Ma adesso?  E’ vero che “accozzaglia” assume spesso un significato dispregiativo, come altre parole  con identico suffisso (ad es. gentaglia, marmaglia), ma per la lingua italiana un’accozzaglia  è un insieme confuso di persone o di cose.

Ma  come definire altrimenti un fronte che Brunetta ha definito “Armata Brancaleone”? Il suscettibile, irascibile Brunetta, che pur di mandare a casa Renzi ha perdonato D’Alema con il quale si era offeso tantissimo quando questi lo aveva  definito “energumeno tascabile”.Il fronte del No tiene insieme Forza Nuova e ANPI, Casa Pound e 5 stelle, Sinistra Italiana e Lega, Forza Italia e Magistratura democratica, CGIL e Conservatori e Riformisti, E potremmo
ancora andare avanti. Come preferisce Speranza chiamare questo insieme confuso di partiti, persone, associazioni, etc.? Lo vuole chiamare melting pot?  Lo vuole chiamare schieramento variegato ed etererogeno?

Sempre un’accozzaglia è. Unita solo dal desiderio di  mandare a casa Renzi. E a questo” schieramento eterogeneo”, chi si è aggregato? Il “guastato” Emiliano , quello che forse vorrebbe instaurare la Repubblica di Puglia; il guastato gustatore D’Alema, quello che vorrebbe ritrovare centralità e vendicarsi per i “torti” subiti. Poi c’è il guastatissimo Marino, che sostiene  la bizzarra teoria che la vittoria del Sì favorirebbe i populisti (una tesi surreale), e poi, ciliegina sulla torta, dulcis in fundo, la corrente che fa a capo a Pier Luigi Bersani.

Durante i passaggi parlamentari per l’approvazione della riforma, hanno sollevato il problema dell’elezione diretta dei senatori,  minacciando, in caso contrario, di non votare la riforma (pasdaran Mineo e Gotor, due “nominati”). Sono stati accontentati: il principio è stato inserito nella riforma ed in Senato è già depositata la proposta di Legge Fornaro-Chiti che disciplinerà l’elezione diretta dei Senatori e che la Direzione PD, su proposta di Renzi, ha fatto  propria.

La corrente di Bersani ha votato ben tre volte la riforma e fino a pochi mesi fa annunciava il proprio Sì al referendum. Poi ha posto il problema della Legge elettorale, con nuova minaccia di votare No in caso di mancato accordo sulla modifica dell’Italicum. Sono stati accontentati anche su questo, ma hanno deciso che non si fidano e persistono sulla loro insensata posizione.

Allora è chiaro che la loro è una fase del permanente congresso del Partito, è una manifestazione dell’eterna sindrome da “Conte Ugolino”. Hanno una tremenda paura che vinca il SI e che qundi Renzi, da loro considerato una specie di “tiranno”, si rafforzi.

In realtà, Renzi esprime una leadership forte, che, piace perfino a Michele Santoro. Qualche sera fa ho seguito a Porta a Porta un dibattito sul referendum. Da una parte c’erano Maria Elena Boschi, Padoan e Calenda. Dall’altra Salvini, Bernini e …. Fassina (si proprio lui, quello uso a sostenere tutto ed il contrario di tutto su parecchie materie). Fassina, quello che ha strepitato per mesi contro il patto del Nazareno, definendolo un inciucio con la destra, una specie di patto col  diavolo; Fassina che ritiene uno scandalo il voto favorevole di ALA (la riforma Renzi, Alfano,
Verdini, come tuttii sostenitori del No la chiamano), ha avuto l’ardire di sostenere che occorre bocciare questa riforma e poi sedere tutti attorno ad un tavolo per fare una riforma “condivisa” (un altro Comitato di saggi? Un’altra Bicamerale? Un’altra Costituente?).

Al che la bravissima Maria Elena Boschi  ha immediatamente chiesto su cosa si troverebbero d’accordo partiti
che la pensano all’opposto su tutto. L’ unico elemento che unisce il fronte del No è il desiderio di mandare a casa Renzi: appunto, un’accozzaglia.

Vorrei dire qualcosa sugli esimi “Costituzionalisti per il No” che solo ora sembrano essersi svegliati da un lungo e ricco letargo. La Legge che disciplina i referendum è del 1970, quella per il voto degli Italiani all’Estero del 2001. Solo ora gli illustri Professori ne scoprono presunti vizi di legittimità costituzionale?

Il Prof. Onida (uno dei diecimila Presidenti emeriti della Consulta, come scrive Rondolino) sostiene che il quesito dovrebbe essere “spacchettato”. A parte il precedente del referendum sulla riforma costituzionale targata Berlusconi, sul quale nessun illustre Professore ebbe nulla da obiettare in merito all’unicità del  quesito, è bastato uno scrupoloso Giudice del Tribunale civile a smontare,con argomentazioni ineccepibili, il ricorso.

Onida l’ha presa proprio male, perché il giudice “è entrato nel  merito”. Ma un Giudice deve adeguatamente motivare i propri provvedimenti, che in caso contrario sarebbero censurabili per difetto di motivazione e, quindi, a mio avviso correttamente, il Giudice ha ampiamente motivato il provvedimento con il quale ha giudicato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata con il ricorso.

Il Prof. Pace, invece, sostiene che il voto degli Italiani all’Estero sarebbe irregolare perché non ne è garantita la segretezza e, quindi, la libertà. Però, che strano, solo se vincesse il Sì, mentre se vincesse il No sarebbe tutto a posto. Quanta imparzialità da parte di tanto autorevole Giurista! Intanto il voto è libero quando non è cortato, da pressioni indebite, minacce etc. Infatti “comprare voti”è un reato. La segretezza, invece, attiene al diritto dell’elettore di non palesare il proprio voto.

Ma l’elettore  che abbia liberamente espresso il proprio voto è libero di dire come ha votato, senza che tale violazione del  segreto venga sanzionata, Altrimenti, per assurdo, dovremmo dire che non è libero, e quindi sarebbe irregolare, il voto di tutte le personalità che sottoscrivono pubblici appelli. Del resto, non sfugge certamente al Prof. Pace che in molti Paesi è ammesso il voto per corrispondenza o on line (anche in presenza di una capillare rete di polling stations (seggi elettorali)  e mai sono stati sollevati problemi circa la mancanza di segretezza e di libertà del voto.

Anche gli Italiani all’estero votano ormai da parecchi anni,  con le modalità previste dalla Legge del 2001 e mai nessuno ha messo in dubbio la legittimità del loro voto. Si temono brogli? Credo che ciò sia offensivo nei confronti di tutti gli Uffici incaricati di raccogliere e poi scrutinare i voti.

Non meritano commenti, poi, le paranoiche teorie complottiste dei 5 stelle, che addirittura chiedono osservatori internazionali. Semmai è la proposta del Prof. Pace (fare votare solo presso le ambasciate e di consolati) che lederebbe l’universalità del suffragio, lederebbe il diritto di voto,in quanto costringerebbe gli elettori a recarsi presso seggi distanti anche centinaia di chilometri e quindi il loro diritto ad esprimere il voto ne risulterebbe gravemente compromesso.

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