Se Matteo fa Matteo

Politica
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi si concede un selfie al termine dell'assemblea 2016 di Confcommercio presso l'auditorium della Conciliazione a Roma, 9 giugno 2016. ANSA/CLAUDIO PERI

Renzi all’assemblea Confcommercio dai fischi agli applausi ai selfie: “L’Italia è in ripresa”

All’Assemblea annuale di Confcommercio, ieri a Roma, Matteo Renzi è stato fischiato e poi applaudito, contestato e poi sottoposto al rito pacificatore del selfie, accolto con una qualche diffidenza e poi congedato con una standing ovation. Tutto bene quel che finisce bene? Di certo, il siparietto di ieri con i commercianti può considerarsi un apologo illuminante, una sintesi perfetta del mood postelettorale, non particolarmente favorevole al presidente del Consiglio, e delle sue capacità di reazione e di recupero.

Giornali e televisioni hanno parlato e parleranno dei fischi: Renzi contestato, all’indomani di un risultato elettorale non entusiasmante e alla vigilia di un ballottaggio che il sistema mediatico attende febbrilmente per pronunciare la tanto attesa sentenza di morte del renzismo, è una notizia ideale perché è verosimile e, come direbbero gli esperti, si inserisce alla perfezione nel frame narrativo del momento.

Ma forse c’è qualcosa di più. I fischi ci sono stati, eccome: non proprio un uragano, ma certo abbastanza diffusi e rumorosi da indurre il premier ad un botta e risposta con la platea. Il tema sono gli 80 euro, che Renzi rivendica e che alla Confcommercio, non da oggi, non piacciono: e oggi ancor meno di ieri, bisogna aggiungere, perché, a parere del presidente Carlo Sangalli, la ripresa ancora non si vede e, anzi, “molti dati mettono in dubbio il teorema che la crisi sia alle s p a l l e”.

Insomma, i commercianti sono inquieti perché gli affari non vanno bene come dovrebbero: dunque, dal loro punto di vista hanno perfettamente rag i o n e. Renzi risponde alle contestazioni con la carota dell’impegno a non aumentare l’Iva nel 2017 (come già negli anni precedenti), ma anche con il bastone della politica: dove per politica s’intende la capacità di prendere decisioni che non per forza devono o possono piacere a tutti, e che tuttavia appaiono necessarie e giuste. «Che gli 80 euro non fossero apprezzati da voi lo sapevamo da tempo – ha detto Renzi alzando la voce –, ma che fossero una misura di giustizia sociale verso gente che non arriva a 1500 euro al mese lo rivendico con forza.

Fischiatemi pure, ma non mi farete cambiare idea, e lo dico con tutto il rispetto per chi ha un’opinione diversa». Ma le tensioni non finiscono qui, e dalla platea salgono altre contestazioni sui costi della politica e il taglio degli stipendi: l’altro corno del malessere –non dei commercianti, ma del Paese intero –è infatti, accanto alla crisi economica, il persistente fastidio per la cosiddetta Casta e per i suoi privilegi (sia detto tra parentesi agli allegri orchestrali del Titanic italico: l’antipolitica e il malessere economico formano la miscela perfetta che, storicamente, ha dato origine al fascismo).

Anche qui Renzi reagisce con un doppio movimento: da un lato blandisce i contestatori rivendicando i tagli del suo governo (a cominciare dal tetto agli stipendi dei manager pubblici), dall’altro però dichiara senza imbarazzi il suo stipendio: «Io guadagno 5 mila euro netti al mese, che sono tanti…». Ad un passaggio delicato della sua avventura politica –più nella deformazione mediatica che nel paese reale, a dire il vero, ma neppure questa è una novità.

Renzi risponde da combattente, replicando nel merito delle questioni e rivendicando i risultati ottenuti, indicando una strada per il futuro e difendendo il suo ruolo di guida politica. Il che naturalmente non significa che gli altri debbano convincersi e dargli ragione, che elezioni e referendum saranno un trionfo, che le difficoltà siano soltanto un’invenzione dei “gufi”: significa però –e la standing ovation finale dei commercianti ne è un segnale – che la partita è in pieno svolgimento e il risultato è impregiudicato. E significa anche che un conto è l’invettiva, e un altro il governo: fino a che Renzi riuscirà a rendere evidente questa differenza, concedendo facilmente ai suoi tanti avversari il campo dell’invettiva per consolidarsi in quello del governo, le possibilità di successo restano molto alte.

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