Se l’hate speech traccia la traiettoria dei proiettili

Comunicazione
epa05360826 Signs, flags and flowers lay at a make shift memorial as residents of San Francisco and the Bay Area gather to mourn, honor, and remember the victims of a mass shooting at a LGBT nightclub in Orlando, Florida, at Harvey Milk Plaza in the Castro District neighborhood in San Francisco, California, USA, 12 June 2016. At least 50 people were killed and 53 were injured in a shooting attack at an LGBT club in Orlando, Florida, in the early hours of 12 June. The shooter, Omar Mateen, 29, a US citizen of Afghan descent, was killed in an exchange of fire with the police after taking hostages at the club.  EPA/LARRY W. SMITH

In Usa lo chiamano “hate speech”e sta a indicare quel genere di parole, e di discorsi, che esprimono odio e intolleranza verso una persona e un gruppo di persone

I drammi collettivi fanno balzare agli occhi, e rendono urgente, ciò che tutti già vedevano e che sapevano, essere un grande assillo: negli Usa, anche negli Usa di Obama, è più facile comprare un’arma di un cappuccino, semplificando con un titolo. C’è un altro assillo, altrettanto urgente, che non ancora balza agli occhi di tutti ma che connota sempre più questa striscia di stragi degli innocenti, da Parigi a Orlando. È l’incitamento all’odio che è seminato a grandi mani e che trova sempre più spazio nella libera autostrada planetaria di Internet.

 

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