Se la sesta stella di Grillo è Fassina. SI con tutti tranne il Pd?

Sinistra
Stefano Fassina durante l'incontro organizzato per presentare il nuovo gruppo parlamentare "Sinistra Italiana" al teatro Quirino, Roma, 7 novembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

L’assunto tutto da dimostrare è che M5S sia una forza di sinistra

Intorno a Grillo e a Casaleggio brilla da ieri una sesta stella, la stella rossa di Sinistra italiana. Alla sua prima uscita pubblica dopo l’assemblea fondativa, Stefano Fassina annuncia la svolta ad Agorà: «Non precludo la possibilità di sostenere un candidato del Movimento 5 stelle» alle prossime amministrative. L’importante è sconfiggere «il Pd di Renzi», al quale «siamo alternativi». E se Grillo «sul piano programmatico è più compatibile con la nostra idea di sviluppo di una città», ben venga l’appoggio ai suoi candidati. È una dichiarazione impegnativa, destinata ad aprire uno scontro anche all’interno del neonato movimento che raccoglie la maggioranza di Sel e una parte della minoranza del Pd.

Il ragionamento di Fassina sembra dare per scontata una premessa al momento indimostrata – il M5s è un partito di sinistra – e mostra di muoversi all’interno di una logica già sperimentata, con scarso successo, in altre stagioni politiche: l’ammucchiata contro qualcuno o qualcosa. Al «tutti tranne Berlusconi» dei bei tempi andati si sostituisce insomma il «tutti tranne Renzi»: ed è chiaro che, in questo contesto, l’appello ai programmi suona, se non ridicolo, quantomeno secondario. Sull’immigrazione, per dire, è difficile che Fassina condivida le posizioni di Grillo: ma è anche vero che il nostro è stato viceministro dell’Economia nel governo Letta-Berlusconi, e dunque una certa disinvoltura programmatica non gli è estranea. Il punto politico, però, è un altro, e riguarda il senso e il destino – la mission, potremmo dire – di Sinistra italiana.

Se l’obiettivo è far fuori Renzi a prescindere, ogni alleanza è buona (ammesso naturalmente che sia accettata: i grillini, com’è noto, fanno del loro splendido isolamento un requisito essenziale e imprescindibile dell’azione politica). Ma al Quirino è stato fatto un discorso diverso e, ancorché un pochino velleitario, di tutt’altra portata: costruire un nuovo soggetto politico «non minoritario» che si ponga come obiettivo «il governo del Paese». Sinistra italiana, ha detto sabato Fassina, «non è un gioco di palazzo, ma una scelta strategica per segnare un cammino politico, per costruire un partito coinvolgente, innovativo, largo e plurale che abbia al centro il lavoro, il welfare, la scuola pubblica, la ricostruzione morale della politica». Un programma di tale respiro – un vasto programma, avrebbe detto il generale De Gaulle – richiede tenacia, determinazione, prospettiva.

Costruire un’alternativa di sinistra al Pd, ammesso che sia concretamente possibile, significa lavorare su due fronti: da un lato, naturalmente, sottrarre consensi a Renzi, ingrossando il fiume elettorale della scissione che, al momento, sembra piuttosto un rigagnolo di ceto politico; dall’altro lato c’è il M5s, che si propone come alternativa «di sistema» a tutto e tutti (dunque anche a Renzi) e che pesca un po’ ovunque i suoi consensi (dunque anche nell’elettorato tradizionale della sinistra). Ma per prendere, o riprendere, i voti andati a Grillo tutto si può fare tranne che sostenerne i candidati: facendolo, si lancia al mondo della sinistra radicale un messaggio non privo di una qualche verità – l’alternativa a Renzi oggi si chiama M5s – ma gravemente autolesionista per Sinistra italiana, che prima ancora di combattere decide unilateralmente di arrendersi a Grillo, consegnandogli i (pochi) voti già conquistati. All’indomani delle elezioni europee dell’anno scorso Fassina spiegò in un’intervista a Repubblica che Renzi «è l’uomo giusto al posto giusto» perché «ha reso credibile una proposta di vero cambiamento», mentre «Grillo è un avventuriero». Ora le parti sembrano essersi rovesciate, ma la subalternità rimane la stessa.

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