Se Israele cede all’estremismo

Medio Oriente
epaselect epa04867176 A Palestinian man checks the fire damage to a relative's house in the West Bank village of Douma near Nablus City, 31 July 2015. A Palestinian infant was killed and several people injured when their home was set alight in the northern West Bank early 31 July 2015, an official said. A group of masked people believed to be Israeli settlers threw flammable bombs into two houses on the outskirts of the village of Doma, south of Nablus, said Ghassan Daghlas, a Palestinian Authority official.  EPA/ALAA BADARNEH

Se Israele cede alle spinte oscurantiste ed irrazionali perderemo non solo un modello di democrazia ma anche le ultime fievolissime speranze di pace

Karen HaYesod street, pieno centro di Gerusalemme. Un uomo con la barba e vestito di nero fa irruzione al corteo della giornata dell’orgoglio gay e, armato di coltello, prova a fare una strage. Kfar Douma, Cisgiordania, a poco più di un centinaio di chilometri di distanza e solo poche ore dopo. Un bimbo palestinese di 18 mesi muore tra le fiamme appiccate nella sua casa da coloni israeliani. Sono gli ultimi due, agghiaccianti, episodi che parlano di una situazione ormai insostenibile. I Territori ribollono. La tensione degli ultimi giorni, già alle stelle dopo gli scontri alla spianata delle Moschee e i timori per una nuova intifada, sta rapidamente superando tutti i livelli di guardia.

E’ giovedì pomeriggio, a Gerusalemme va in scena la parata del gay pride. Yshlay Schlissel, ebreo ultra-ortodosso che da sempre considera gli omosessuali un “abominio della razza umana”, balza dentro al colorato e tranquillo (fino a quel momento) corteo che percorre le vie del centro e brandendo il suo coltellaccio, in pochi secondi, ferisce sei persone, due in modo grave.

E’ notte a Douma, vicino Nablus, Cisgiordania. Il piccolo Alì dorme con i suoi genitori e il fratello di 4 anni. Ha solo 18 mesi. Alcuni ignoti, d’un tratto, rompono le finestre di casa sua, ci buttano dentro delle bombe molotov, appiccano un incendio e scappano. Il papà riesce a salvare la moglie e il figlio più grande. Per Alì non c’è niente da fare, muore arso vivo, ucciso dall’odio. Con la luce dell’alba, sui muri della sua casa e di quella di fianco alla sua, per fortuna disabitata, compaiono le firme, brutali, dei coloni: “Vendetta”, “Viva il messia”.

In breve tempo arrivano le reazioni politiche. Il premier israeliano Netanyahu è durissimo, per la prima volta parla di “terrorismo” riferendosi ai coloni e assicura che i responsabili dei due episodi saranno garantiti alla giustizia. Da Ramallah piovono accuse verso il governo di Tel Aviv. Nel giorno in cui Hamas proclama la ‘giornata della collera’, arrivano le prime ritorsioni, palestinesi sparano contro alcune auto di coloni israeliani. La spirale d’odio è ripartita. Purtroppo, era fin troppo facile da prevedere.

Il dramma è che se Israele cede all’estremismo le fievolissime speranza di vedere la luce in fondo al tunnel del conflitto, sono destinate a spegnersi definitivamente ed inesorabilmente. Israele è e deve rimanere un baluardo di democrazia, non solo in Medio Oriente. Se a trionfare sulla libertà, sulla tolleranza, sulla razionalità, saranno spinte irrazionali e oscurantiste, non perderemo solo uno dei modelli democratici più avanzati del pianeta ma anche una qualsiasi possibilità che il mondo possa un giorno vivere in pace.

Vent’anni fa, il capolavoro cinematografico di Mathieu Kassovitz parlava di una società in preda all’odio. Ne denunciava i rischi e le distorsioni umane e sociali. La scena in cui l’africano Hubert ammonisce l’ebreo Vinz, rancoroso e assetato di vendetta per l’uccisione di un amico, ci ha insegnato la stortura della cultura dell’odio. Sono passati vent’anni e purtroppo le cose non sono cambiate, se possibile sono anche peggiorate. “Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”, era il messaggio principale del film. Questa società sta continuando a cadere ma non è ancora atterrata. Come e quando lo farà è ancora da capire. Quanto successo nelle scorse ore non lascia presagire nulla di buono.

(foto Ansa)

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