Se i cittadini fanno prevalere la ragione. E se la politica riscopre l’utopia

Amministrative
ELEZIONI COMUNALI: ROMA VOTAZIONI

Se si sbaglia nella decisione per il proprio sindaco la qualità della vita peggiora immediatamente, ciascuno di noi finisce col vivere peggio

Oggi queste righe sono dedicate esplicitamente ad un obiettivo: invitare i lettori ad andare a votare e a scegliere secondo ragione. Se si sbaglia nella decisione per il proprio sindaco la qualità della vita peggiora immediatamente, ciascuno di noi finisce col vivere peggio. Se si opta per la persona giusta allora si possono creare , nella comunità, opportunità sociali, culturali, umane che rendono una città madre e non matrigna. È stata una campagna elettorale con i fari bassi, figlia di un tempo dominato dal rifiuto della politica indicata, anche per le sue colpe, come la causa di tutti i mali. È un tema ricorrente, nella storia italiana. Abbiamo conosciuto, nel tempo, una quantità infinita di vendicatori dei torti altrui che sono finiti con l’essere poi sul banco degli accusati. Contro la politica e i politici furono, ad esempio, le prime campagne elettorali di Berlusconi. Tutti sappiamo come è andata a finire. Lo furono, prima, quelle della Lega. E tutti sappiamo come è andata a finire quando hanno governato a livello nazionale e locale. Ciclicamente qualcuno impegna la stessa spada di fuoco con la quale verrà inseguito, a sua volta, in un breve volgere di tempo. Ma la polemica contro il populismo e contro il germe velenoso dell’antipolitica, di solito sostenuta da aspiranti politici bramosi di potere, ha senso solo se la politica ritrova la sua vera identità e dimensione. Il distacco, la disillusione, il disincanto sono figli dei difetti di una politica che si è fatta piccola, che ha rinunciato a progettare, a farsi comunità aperta, che è diventata luogo per le scorribande di persone animate solo dalla brama di soldi e ruoli. Bisogna guardare la realtà e capire che l’appannamento delle motivazioni ideali, che sono il contrario del laccio delle ideologie, ha fatto sì che la politica diventasse un tram per ambiziosi e trasformisti, pronti a sostenere una cosa o l’altra a seconda della convenienza personale, a cambiare partito di appartenenza come fosse la maglietta di giornata, a pensare al consenso come una merce. Chi davvero ama la politica la meravigliosa politica, deve essere impietoso.

Bisogna restituire alla politica il fascino della sua doppia dimensione: capacità di risposta ai problemi reali e quotidiani delle comunità e, al tempo stesso, la prospettazione di un obiettivo grande, una realistica utopia, per la quale sollecitare l’impegno delle persone migliori e la loro passione. L’utopia non è merce per gli illusionisti o i venditori di fumo. Le utopie sono diventate vita diversa per milioni di uomini. Era un sogno, “I have a dream”, quello di Martin Luther King . Ne parlò nel suo celebre discorso del 1963 a Washington. Allora un ragazzo nero e uno bianco non potevano andare sullo stesso autobus o nella stessa università. Oggi, alla Casa Bianca, c’è un presidente nero, uno dei più grandi presidenti che l’America del dopoguerra abbia avuto. E Alì che ha trasformato la sua stessa vita nella realizzazione di un’utopia.

In questi giorni si celebra il quarantesimo di “Novecento” di Bernardo Bertolucci, per me un autentico capolavoro. È il racconto , in fondo, dell’epopea dell’utopia del lavoro e del riscatto degli umili. Le conquiste sociali di decenni sono figlie di quella utopia. Senza una ispirazione profonda la politica si fa piccina, bonsai, si schiaccia su un presente che tutto consuma, tritura, espelle. Bisogna restituire a ogni gesto la sua finalità sociale e umana, il suo senso più profondo.

Anche per questo io guardo con fiducia a persone come Giachetti, Sala, Fassino… perché so che hanno le tre qualità necessarie per essere un buon sindaco: l’onestà personale, la sensibilità sociale , un forte spessore umano. Il tutto guidato da un dato, la competenza, che è necessario per svolgere la funzione forse più delicata per le comunità che oggi sono chiamate a votare. Competenza perché una città è un organismo vivo, che pulsa. Ha le sue ferite , le sue malattie. E di quelle si occupa, in primo luogo, un sindaco. E lo fa come un medico e talvolta come un chirurgo. Chi si farebbe curare da un dottore inesperto, che deve chiedere ad altri quello che deve fare durante un’operazione?

Un ricordo personale, tra tanti. Nel 2006, dopo cinque anni di governo di Roma, facemmo la campagna per la rielezione con lo slogan “Orgogliosi di essere romani”. Ottenemmo, al primo turno, più del sessanta per cento dei voti. Allora i cittadini della capitale, specie quelli della periferia dove avemmo i dati più alti, sentivano di essere orgogliosi di una città la cui esperienza di governo era celebrata in tutto il mondo. Una città reagisce positivamente a un progetto, a una pratica quotidiana che operi sul suo tessuto, ricucendo ogni divisione e unendo la comunità. Io spero che i cittadini oggi facciano prevalere la ragione e scelgano persone che possano fare del bene a città che hanno bisogno, subito, di guida sicura e non di instabilità. La rabbia è figlia della paura. La ragione accompagna la speranza.

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