Se Bagnasco dimentica il Concilio Vaticano II

Unioni civili
Basilica di San Pietro, apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, sotto il pontificato di papa Giovanni XXIII, Citt? del Vaticano, 11 ottobre 1962. La riunione di tutti i vescovi del mondo per discutere di argomenti riguardanti la vita della Chiesa cattolica. ANSA

Le dichiarazioni del presidente della Cei confliggono con i principi del dialogo e della libertà di coscienza, che andrebbero richiamati invece proprio sulle unioni civili

Afferma il presidente della Cei, Angelo Bagnasco: ci auguriamo che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia promossa con una votazione a scrutinio segreto. Risponde seccamente Renzi: è il Parlamento a decidere il voto segreto, non la Cei. “Ingerenza della Chiesa sulla politica”, titolano gli articoli dell’ultim’ora.

Da una parte la Chiesa, corpo di Cristo, dall’altra la politica, che regola le attività di governo. Due sfere che riguardano l’uomo, che lo orientano e che lo indirizzano. Due sfere che perseguono un’idea di verità molto diversa. Da una parte il Verbo, inteso come parola di Dio, che è unico e universale. Dall’altra, la politica che modera posizioni contrapposte. La politica è accordo, compromesso e transazione. Non può esserci una sola verità, ma si ha a che fare con una prolificazione di punti di vista. Il suo compito è quello di mediare. Farlo dopo aver riflettuto sull’esperienza quotidiana e terrena. Farlo senza imbrigliarsi in dogmi di nessun genere. La politica si basa sul particolare, che è l’opposto di universale. Al contrario di quanto fa la fede. Il punto determinante in cui c’è divisione fra le due è la pluralità dei valori. È per questo che la legge, nel tempo, ha separato fede e politica, distinguendo potere spirituale e temporale.

In giorni di intenso dibattito su temi che riguardano la concezione di famiglia, diritto, giustizia e parità, molti cattolici hanno rivendicato la propria autonomia di pensiero. Sono fedele, tanto quanto faccio parte di uno Stato laico. Nessuno scandalo, anzi, lo stesso principio di libertà di coscienza che è stato postulato dalla Chiesa cattolica.

Nel Concilio Vaticano II (Gaudium et spes, 36) ci si domanda: esiste un’autonomia delle realtà temporali rispetto alla religione? In questo documento si affrontano tematiche vecchissime, ma con un approccio sorprendentemente nuovo. Non si ricorre alla legge naturale, si segue un altro ragionamento. I cosiddetti preambula fidei, cioè i presupposti naturali della fede, lasciano la scena al centrum fidei, il messaggio di Gesù Cristo. In sintesi: il Redentore dell’uomo è il centro del cosmo e della storia. Ed è qui che avviene uno scarto di pensiero molto interessante. La riflessione a cui si arriva è doppia. Da una parte si vogliono leggere i “segni del tempo” alla luce del Vangelo. Dall’altra, però, ci si interroga su di essi. Non ne esce un’idea di verità meno assoluta, eppure si realizza una piccola, decisiva, distorsione. L’atteggiamento che viene fuori dal Concilio Vaticano II è un atteggiamento dialogante. Si respinge l’integralismo, che ha creato non pochi problemi nel rapporto della Chiesa con la scienza, la cultura e la politica. Si professa la legittima autonomia delle diverse realtà in cui l’uomo agisce. I pastori – si legge nel documento – devono riconoscere con rispetto la giusta libertà dei laici nella Chiesa (Lumen gentium, 37).

La conseguenza più importante del Concilio Vaticano II è la dichiarazione sulla libertà di coscienza. Un’ammissione sorprendente. In Dignitas humanae si afferma che non esiste soltanto un diritto della verità, ma anche un diritto della persona. E ancora: la verità può essere riconosciuta soltanto nella libertà.

Quale terreno migliore per far germogliare la propria riflessione sulla riforma delle unioni civili? E non solo su questo, dopo le ultime dichiarazioni di Bagnasco. Insomma, che Cesare si occupi di ciò che gli spetta. Ma che i pastori facciano altrettanto.

Vedi anche

Altri articoli