Il nuovo romanzo di Veltroni. Quell’assenza fissa ma sempre presente

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Walter Veltroni ha cercato di ricostruire la figura del padre attraverso i ricordi altrui, non possedendone di propri. Il romanzo che gli dedica è un gesto d’amore estremo.

Esce oggi il nuovo libro di Walter Veltroni “Ciao” (Rizzoli), un romanzo dalla forte connotazione autobiografica: un libro d’amore verso la figura paterna sullo sfondo dell’Italia bella di tanti anni fa.

Questo l’articolo che Ettore Scola ha scritto per l’Unità.

 

 

Roma assolata e deserta torna spesso nella narrativa di Walter Veltroni, insieme con le possibilità magiche che la vita può offrire alla sensibilità umana in cerca di risposte a domande, dubbi e pensieri. Sia che si tratti di un personaggio che va a visitare la vecchia casa dove è stato bambino e riconosce le pareti, i mobili tarlati, il vecchio telefono fuori uso, attaccato al muro: solleva il ricevitore impolverato, lo porta meccanicamente all’orecchio e, da chissà dove, gli risponde quel bambino, lui stesso. Sia che si tratti di un gruppo di ragazzi che si ritrova intorno all’orologio ad acqua di Villa Borghese, figli, fratelli e cugini che non possono riconoscersi perché appartengono a stagioni diverse della loro vita. Sia che si tratti (più autobiograficamente) di un regista sessantenne che rientrando nella sua casa a Roma trova sul pianerottolo, seduto su uno scalino, un giovanotto che lo saluta: «Ciao». E l’anziano gli risponde: «Ciao papà, entra». Non siamo Ai confini della realtà (vi ricordate quella serie televisiva americana?) e non c’entra la fantascienza.

E’ la realtà dei desideri, che sono fatti della stessa sostanza delle cose sperate. Inizia così Ciao, l’intenso e sofferto romanzo di Veltroni sul padre Vittorio, direttore dei radiocronisti della Rai, morto ragazzo a 37 anni, quando Walter aveva un anno. Da allora non ha mai smesso di cercarlo, per lui è una assenza fissa, sempre presente. Si è messo a caccia dei ricordi che non aveva – non poteva avere – e li ha cercati interrogando i collaboratori sopravvissuti, gli amici che lo avevano conosciuto, quelli che ricordano la sua voce e il suo sorriso. Ha cercato negli archivi. nei documenti, nelle registrazioni, in lettere, articoli e testimonianze. Lo ha cercato dentro se stesso, qualunque cosa abbia fatto, come uomo politico, funzionario d partito, direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio, Sindaco di Roma, segretario del Partito Democratico, candidato premier nel 2008, saggista di cinema, romanziere, regista. Non so se Walter se ne sia accorto, ma qualunque cosa abbia fatto, ogni volta ha ritrovato un tratto di suo padre, il suo carattere allegro e timido, il suo rifiuto delle certezze, la sua malinconia, la sua fiducia nel futuro, comunque. “Ma anche” il soprannome che alla Rai avevano affibbiato a Vittorio Veltroni: “Volemose bene”.

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