Scindere morale e interessi è una soluzione facile. Ma sbagliata

Economia
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Economia politica e società civile sono dimensioni intrecciate

«L’economia dal volto umano e solidale» è il bel titolo che l’Unità dedicava ieri a un sondaggio SWG che cerca di capire quale sia l’opinione degli italiani sulle nuove forme imprenditoriali cooperative, la solidarietà, il destino della globalizzazione e le cause della crisi. Ogni sondaggio è utile perché ci informa sullo stato d’animo dei cittadini, e anche sul modo in cui essi metabolizzano i segnali mediatici. Nel caso specifico, si chiedeva di esprimersi su concetti difficili che si prestano a diverse interpretazioni. Il termine “capitalismo” è certamente di uso corrente e molto utile a capire la trasformazione economica e istituzionale avvenuta a metà dell’ottocento. Ma provate a chiedere a 10 esperti quale sia il suo esatto significato e avrete 10 risposte diverse. Sull’economia della condivisione esistono ottimi studi e un intenso dibattito, ma il termine, pur accattivante, nasconde mille interrogativi. Ad esempio, i fenomeni di cui il sondaggio cerca di comprendere l’importanza, come Uber, le web communities, la protezione dell’ambiente, o la corsa ai prodotti biologici costituiscono segnali di discontinuità con il passato, ma, allo stesso tempo, sono un’altra mutazione dell’economia di mercato, e anche del capitalismo. Il capitalismo di oggi non è quello di ieri e non sarà neanche quello di domani. Tuttavia, anche i settori economici più benemeriti, come quelli del risparmio energetico, dei beni pubblici e dell’ambiente, hanno bisogno di banche e capitali, e per distribuire l’acqua, fare le auto elettriche o il fotovoltaico si richiedono grandi investimenti e imprese multinazionali. Si dirà che, sulla base del sondaggio, gli italiani la pensano diversamente. Solo il 38% ritiene che il capitalismo stia vivendo una crisi passeggera, il profitto è un obiettivo disprezzato, i “gruppi di acquisto solidali” e il “crowdfunding” e le microimprese cooperative sono in grande voga. In generale, piace la condivisione e si disprezza il guadagno individuale. Mi si permetta di dire: nulla di nuovo sotto il sole. La morale latina (cioè l’opposizione tra morale e interessi) prevale su quella anglosassone e “smithiana”. Del resto, a nessuno piace la CocaCola o McDonald come simboli dell’industria multinazionale e, tuttavia, ciò non compromette le loro quote di mercato.

Il sondaggio SWG mette insieme cose diverse tra loro e non è facile trarre da esso un solo messaggio. Il crowdfunding, ad esempio, è un modo di reperire capitali al di fuori dei circuiti finanziari tradizionali, la “web imprenditorialità” e le micro-imprese sono soluzioni tecnologiche che rispondono a logiche di mercato in alcuni settori specifici. Siamo sicuri che esse siano espressione di maggiore solidarietà e sensibilità per i problemi ambientali? Nel suo commento al sondaggio, Fontana sostiene che stiamo assistendo alla fine della «dittatura dell’individualismo», il «50% degli italiani è pronto a cambiare stili di vita per non sprecare risorse ambientaliı, la sfiducia nelle istituzioni sta cedendo il passo a una nuova politica che «dia più potere ai cittadini» e la cooperazione è la forma d’impresa più adatta nella nuova economia post capitalista. Può darsi che sia così. Ma io vedo molte difficoltà a far emergere nell’opinione pubblica i messaggi di solidarietà e altruismo quando si passa ai temi concreti dell’immigrazione, delle imposte e delle divergenze economiche tra le diverse aree del nostro paese. E l’idea di un ritorno al «piccolo è bello», ha certamente notevole fascino e popolarità, ma appare inadeguata per rispondere alle sfide della globalizzazione, soprattutto in Italia, dove la quota di micro-imprese è superiore a ogni altro paese avanzato. C’è qualcosa che non torna. I miei dubbi nascono dalla possibilità che queste risposte siano «discorsi a buon mercato». Dichiararsi a favore di opzioni moralmente virtuose non costa nulla, soprattutto se le domande non mettono in luce i costi che tali opzioni possono comportare. In poche parole, il sondaggio non è privo di interesse, ma le domande hanno l’inevitabile conseguenza di porci di fronte all’alternativa tra un mondo ideale caratterizzato dall’altruismo e la solidarietà e il mondo sporco del mercato e del profitto. In generale, è difficile resistere alla tentazione di rappresentare il conflitto sociale come l’opposizione tra una società buona e una politica (o economia) cattiva. È lo stesso schema narrativo con cui il Movimento 5 Stelle si presenta agli elettori, e che ha funzionato in altre stagioni politiche del passato. In realtà, la politica, l’economia e la società civile sono dimensioni intrecciate e indissolubili, ma è difficile ammetterlo. È più facile chiamarsi fuori e scindere la morale dagli interessi.

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