Scarpinato, il procuratore-black bloc

Il Noista
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Incredibili svarioni nell’intervista al Fatto del magistrato palermitano

Ci auguriamo – ma purtroppo non ne siamo troppo convinti – che il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, conduca le sue inchieste meglio di quanto argomenti i suoi comizi: l’invettiva contro la riforma costituzionale, puntualmente riportata dal Fatto di oggi, è infatti un concentrato di bufale e di sciocchezze tali da far impallidire persino il giornalino di Travaglio o il Sacro Blog, che di Scarpinato sembrano essere i testi fondamentali di riferimento.
Già lo svarione iniziale lascia perplessi, tanto più se si pensa che a scrivere parole così sconnesse è un giudice, cioè una persona che si è laureata in giurisprudenza: “La riforma abroga l’art. 58 che sancisce il diritto dei cittadini ad eleggere i senatori, e con ciò stesso svuota di contenuto l’art. 1 della Costituzione, che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo”.

Oh Scarpinato, ma davvero lei riesce a dire una cosa del genere senza scoppiare a ridere? Possibile che un procuratore della Repubblica non sappia che i nuovi senatori saranno eletti contestualmente ai consiglieri regionali, e che i consiglieri regionali sono eletti a suffragio universale?

Ma il cuore dell’argomentazione, come del resto spiega eloquentemente il titolo dell’intervento, è altrove: “La riforma toglie potere al popolo e lo consegna ai mercati finanziari”.

Forse nelle edicole di Palermo l’Economist non arriva, e internet funziona a singhiozzo, o il nostro procuratore non padroneggia l’inglese: fatto sta che l’ideologia infantile dei “poteri forti”, unita ad un pervicace complottismo universale, permea l’intervento del nostro giudice fino a renderlo, semplicemente, ridicolo.

“L’abrogazione del diritto dei cittadini di eleggere i senatori e, in buona misura, i deputati [ma dove, ma quando?], nonché il travaso di potere dal Parlamento al governo [ma quando, ma dove?], vengono invocati per assicurare la migliore consonanza ai diktat della Commissione europea, della Bce e delle pretese dei mercati”. Un procuratore della Repubblica che si esprime come un black bloc non s’era ancora visto.

Persino l’euro, nella mente apocalittica del nostro giudice, è “il frutto di un grave deficit di democrazia”: e dunque il No alla riforma diventa un No all’Europa, al sistema bancario e ai mercati finanziari, all’euro, ai trattati internazionali, a qualsiasi forma di governabilità basata sulla delega – che, bisognerà prima o poi far notare a Scarpinato, è l’essenza e il cuore della democrazia rappresentativa –, e in definitiva a tutto ciò che definisce l’ordine democratico occidentale e il nostro stile di vita.

Pensavamo che la riforma servisse a far funzionare un po’ meglio un sistema che tutti da trent’anni considerano inadeguato, e invece scopriamo che è tutta colpa dell’euro e dei mercati. Votiamo No, come chiede Scarpinato, per tornare al baratto – o magari ai soldi del Monopoli. E che il Signore ci assista.

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