Scafati, quando la buona politica si ribella all’omertà

Politica
Scafati ( Salerno ) 26 maggio 2003
Elezioni amministrative
Una elettrice di  Scafati  esce dal seggio 33 della scuola media San Pietro dove in mattinata un uomo e' stato fermato dai carabinieri dopo che aveva fotografato la sua scheda elettorale.
ph. Ciro Fusco

Nella cittadina del Salernitano il sindaco è sotto indagine per associazione di stampo camorristico. Al Pd si deve il lavoro di denuncia che ha tolto il velo su questa realtà

C’è un caso passato praticamente sotto silenzio, ma che meriterebbe invece gli onori della cronaca nazionale. Non tanto per la vicenda in sé, un intreccio di malapolitica e presunte infiltrazioni mafiose che ancora troppo spesso si riscontra nel nostro Paese (al Sud e non solo). Quanto piuttosto per il coraggio e la tenacia di cittadini e politici che hanno deciso di ribellarsi a questo sistema e che ieri hanno ottenuto la loro prima, parziale vittoria.

Da ieri infatti al comune di Scafati, centro di 50mila abitanti in provincia di Salerno, è arrivata la commissione inviata da Viminale e Prefettura per verificare i sospetti di infiltrazione camorristica nelle attività relative ad appalti e concessioni assegnati negli ultimi anni. Lo scorso 18 settembre, infatti, il sindaco Pasquale Aliberti (Forza Italia), la moglie Monica Paolino (consigliere regionale dello stesso partito), il fratello, la segretaria comunale Immacolata Di Saia e uno staffista sono stati raggiunti da avvisi di garanzia per associazione a delinquere di stampo camorristico, voto di scambio, abuso d’ufficio e concussione.

Non entriamo nel merito dell’inchiesta, della quale si sta occupando la Direzione distrettuale antimafia di Salerno. Quello che vogliamo sottolineare, però, è che spesso queste indagini nascono da un lavoro costante di denuncia, dentro e fuori dalle istituzioni, di partiti e loro rappresentanti che si ribellano a una gestione opaca della Cosa pubblica, in un contesto che non sempre li aiuta. Perché è più facile far passare tutto sotto silenzio, invocare a sproposito una pelosa politica del ‘fare’ contro le parole di chi preme affinché tutto sia fatto seguendo le regole e verificando di non fare favori ad ambienti ‘grigi’.

Proprio quello che Aliberti ha fatto qualche giorno fa sul suo profilo Facebook, pubblicando le fotografie di chi coraggiosamente (e a ragione, visto quanto sta accadendo) ha deciso invece di alzare la voce.

scafati

 

Si tratta di due consiglieri di FdI (Mario Santocchio e Cristoforo Salvati) e di tre del Pd (Marco Curachi, Michele Grimaldi e Vittorio D’Alessandro). “Le intimidazioni nei confronti dei consiglieri democrat e di altri esponenti del Pd sono inaccettabili e non fermeranno, di certo, la nostra battaglia in difesa della trasparenza e della legalità“, ha subito reagito il presidente dem Matteo Orfini. Dalla lotta all’omertà inizia la lotta a ogni tipo di mafia.

 

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