Sarà l’ultima stabilità di manica larga. Pronta super-troika Ue sui conti pubblici

Economia
20031229 - FRANCOFORTE -CRO - BCE: FALLITO ATTENTATO A TRICHET, LETTERA BOMBA DA BOLOGNA - La sede della Bce, la banca centrale europea a Francoforte. Secondo quanto reso noto dalla polizia della cittadina tedesca, il presidente della Bce, Jean Claude Trichet sarebbe stato oggetto di un tentato attentato.  Si sta indagando se si tratti di una lettera bomba. Stando ai primi accertamenti della polizia, la lettera e' stata imbucata a Bologna.  ANSA/Frank May/KLD

Sarà meglio sperare che la legge di Stabilità del governo abbia gli effetti espansivi auspicati, perché del domani, e della flessibilità futura, non v’è alcuna certezza

Comunque vada a finire la discussione parlamentare sulla legge di Stabilità, compresi alcuni punti migliorabili come la portata dell’abolizione dell’Imu-Tasi sulla prima casa e l’aumento delle risorse per le famiglie povere, è giusto che tutti sappiano cosa bolle in pentola in Europa. E non è un bella pietanza, perché ha come ingrediente il rafforzamento stringente dei controlli sui conti pubblici e manca dell’atteso dolcificante sulla revisione del Fiscal Compact. Potrebbero essere dietro l’angolo nuovi compiti a casa, complici l’incertezza sulla crescita globale e la fine dello scudo di Mario Draghi.

La manovra da 27 o 30 miliardi di euro – a seconda se verrà autorizzata o meno da Bruxelles la clausola migranti – sarà infatti l’ultima in cui saranno convergenti tre variabili irripetibili. La prima è quella dei tassi a zero e della calma sui mercati, tenuti a bada dal Quantitative Easing della Bce, che si protrarrà, a meno di prolungamenti non esclusi, fino al settembre del 2016. Dopo quella data, è inevitabile che riparta il costo del denaro, sulla spinta anche di un ormai inevitabile intervento della Fed americana, da otto anni ferma nella sua politica monetaria espansiva. Per l’Italia significherà una cosa molto semplice: pagare di più il proprio debito pubblico, con conseguente riduzione delle risorse per gli altri obiettivi.

La seconda variabile, è l’archiviazione della revisione del Fiscal Compact, auspicata da molti, in primis dal premier Matteo Renzi, osteggiata da Berlino e alleati. Le diplomazie comunitarie hanno appena comunicato che se ne riparlerà tra un po’, nel 2017 (forse), guarda caso dopo che si sarà votato in Spagna, Francia e Germania e che si sarà celebrato il referendum sull’euro in Gran Bretagna. Ma soprattutto dopo che ogni paese avrà fatto i propri sacrifici per rispettare le norme pro-cicliche del Six Pack e Two Pack. Le regole inerenti la famosa riduzione del debito di un ventesimo all’anno la parte eccedente il 60% del Pil, dunque non cambieranno a breve e qualcuno alla fine chiederà il conto a Roma a Fiscal ‘’vigente’’.

La terza variante che rischia di essere una tantum, è proprio la famosa flessibilità sul 3% di Maastricht, che l’Italia sta utilizzando bene, grazie alle riforme messe in campo dall’esecutivo e al fatto che il Pd con il suo 41% alle elezioni europee ha dato un contributo significativo all’elezione del Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker (un elemento che molti tendono a dimenticare). Questa manica ‘larga’ dell’Ue sulle procedure di deficit spending avanzate nella legge di Stabilità per finanziare la riduzione delle tasse su casa, famiglie e imprese, non è affatto detto che resterà tale anche negli anni a venire. E la notizia è fresca.

La Commissione, nel recepire alcuni punti della relazione sullo stato dell’Unione dei cinque presidenti (Draghi, Tusck, Juncker, Dijsellbloem e Schulz), ha dato il via libera a qualcosa che sembra molto una troika fatta in casa, su spinta della Germania. Il prossimo anno nascerà infatti un ‘‘Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche’’. Il suo compito? Valutare ‘’l’attuazione del quadro di bilancio dell’Ue, fornire consulenze sull’orientamento di bilancio appropriato per la zona euro nel suo complesso, collaborare con i consigli nazionali per le finanze pubbliche degli Stati membri e fornire consulenze ad hoc su richiesta del presidente’’.

A cosa serva non è chiaro, ma difficilmente il nuovo tutor avrà una trazione mediterranea. Basta dare un’occhiata alle caselle che contano in Europa – e che non vedono uomini di Angela Merkel in posti chiave nelle istituzioni comunitarie – per prevedere che il numero uno di questo temibile ‘’European Fiscal Board’’ parlerà quanto meno tedesco. Non una bella notizia per chi ha oltre 2.100 miliardi di debito pubblico e di fatto è il primo competitor della Germania. Il Comitato sarà un organo funzionalmente indipendente, composto da cinque esperti e ospitato dalla Commissione. Insomma, saggi super (?) partes, nel ruolo di avvocati del diavolo, quando ci sarà da valutare la bontà o meno delle politiche economiche messe in campo dagli europartners.

Per tutti i suddetti motivi, fine del QE, irrigidimento sul Fiscal Compact, nascita di un nuovo occhiuto controllore, sarà meglio sperare che la legge di Stabilità del governo abbia gli effetti espansivi auspicati, perché del domani, e della flessibilità futura, non v’è alcuna certezza.

Vedi anche

Altri articoli