San Bernardino, l’incubo dell’Isis fai-da-te

Terrorismo
Armored vehicles surround an SUV following a shootout in San Bernardino, Calif., Wednesday, Dec. 2, 2015. The scene followed a military-style attack that killed multiple people and wounded others at a California center that serves people with developmental disabilities, authorities said. (KNBC via AP) TV OUT

L’interrogativo inquietante che sta dietro la strage californiana

Lei aveva giurato fedeltà al “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi. Lui aveva avuto contatti con una cellula di Al Qaeda in Siria. Entrambi avevano problemi di varia natura – diciamo così – personali, legati alla vita quotidiana in una città californiana, nella terra promessa di Tom Joad, quanto di più abissalmente lontano si possa immaginare dai fantasmi mediorientali.

Lei e lui hanno ammazzato 14 persone. Se ci fosse fra noi Truman Capote potrebbe raccontare quello che è successo a San Bernardino come solo lui seppe fare con la terribile follia omicida di due giovani americani fuori di testa, si chiamavano Perry Smith e Richard  Hickock, che massacrarono “a sangue freddo” la povera famiglia Clutter in una cittadina del Kansas nei primi anni Sessanta.

Ma Smith e Hickock  erano mezzi matti. Escrescenze di un’America affollata di sogni ma anche di noia. Due tipi esaltati e annoiati insieme. Cattivi ma con un fondo (Perry soprattutto) di umanità, greve e ferina ma pur sempre umanità. Pochi come Capote hanno saputo passare al microscopio i meccanismi che portano un essere umano a sopprimere un altro essere umano: passò mesi e mesi lì, lesse migliaia di pagine, parlò con centinaia di persone, Capote, prima di redigere (mi sembra il verbo giusto) un romanzo-non romanzo, una incredibile narrazione di un fatto talmente vero da sembrare inventato – che è il contrario di quello che si dice di solito di una trama di un romanzo o di un film, è tutto inventato ma sembra vero.

Nel frattempo l’Isis rivendica la strage e festeggia. Fa sapere che «due sostenitori dell’Isis» sono gli autori della strage. L’Fbi sembra un po’ la polizia italiana quando negli anni Settanta non riusciva acciuffare i brigatisti: «É un atto di terrorismo», ha detto David Bowdich, il vice direttore del bureau di Los Angeles in conferenza stampa, mentre il direttore dell’Fbi James Comey ha detto che non ci sono indicazioni che i due killer facessero parte di una cellula più ampia.

Sì, ci vorrebbe Truman Capote, oggi, a San Bernardino. Gli investigatori stanno cercando di capire se moglie e marito, gli assassini di nome Tashfeen Malik e Syed Farook, siano “agenti” dell’Isis o due sfigati che coprono i loro indicibili misfatti con il velo della “religione”.

Non si sa cosa sperare. Perché se venisse fuori che i due assassini sono guidati dalla banda del Califfo ci sarebbe da avere paura per la raggiunta capillarità dell’Isis ai quattro angoli del mondo; ma se emergesse che sempre ai quattro angoli del mondo prende piede un terrorismo fai-da-te per il quale in una qualunque mattina in qualunque posto del pianeta un qualunque individuo può imbracciare un’arma e ammazzare degli innocenti trincerandosi dietro la guerra di religione, beh, ci sarebbe da avere ancora più paura.

 

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