Salvini, il giorno dello sciacallo

Lega
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini durante il raduno della Lega a Pontida, Bergamo, 21 giugno 2015. ANSA/PAOLO MAGNI

Salvini ha sistematicamente cosparso la vita politica di veleni, accuse e male parole imbarbarendo il dibattito politico

Se Matteo Salvini non fosse parlamentare europeo, e dunque non potesse farsi scudo della insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio delle proprie funzioni, probabilmente sarebbe chiamato a rispondere in tribunale dell’insulto rivolto ieri al premier: “Quell’infame di Renzi è responsabile del suicidio del pensionato, sì”.

Peraltro quello di ieri è solo l’ultimo insulto in ordine di tempo. Da quando ha preso in mano le redini della Lega dopo i fasti dell’éra Belsito, Salvini ha sistematicamente cosparso la vita politica di veleni, accuse e male parole al cui confronto i gestacci e le volgarità di Bossi erano robetta da sbornia in osteria, mentre qui siamo davanti a un’escalation verbale che si ferma giusto un attimo prima dell’atto violento. Non crediamo di esagerare.

Se un leader politico comunica ai suoi militanti, ai suoi elettori o ai seguaci di Casapound da lui frequentati che il suo avversario politico è “un infame” che di fatto ha istigato al suicidio una persona, non è impossibile che qualche testa calda si senta poi legittimato a spargere sul suo territorio i medesimi semi di odio politico o peggio di andare a qualche via di fatto. A destra certe pulsioni esistono, si sa. E quindi quando la sorellina politica di Alemanno Giorgia Meloni, con un frasario un po’ gruppettaro, si fa notare inveendo con un «governo di servi delle lobby e delle banche»siamo vicini al livello di guardia.

Brunetta preoccupa meno, sbraita sempre ma non morde. Il problema più di fondo di questa fase però non si identifica solo con il livello di inciviltà politica di Salvini (che comunque si aggiudica di diritto l’Oscar come protagonista del giorno dello sciacallo) ma si segnala per un progressivo imbarbarimento del dibattito e incattivimento della polemica. Dal vaffa alle felpe a certi talk show l’aria in questi mesi si è via via ammorbata e la strada si è fatta sempre più ingombra di insidie e trappole in cui non bisogna cadere – e questo vale per tutti, a cominciare dal partito che governa il Paese.

Politicamente, è chiaro che Lega e anche Cinquestelle hanno tutto da guadagnare dalla rissa, e infatti ne costruiscono l’arena. Ma stiano attenti anche loro: sappia Salvini che gli italiani presto si stancano della violenza e punisce chi la evoca. Berlusconi non riesce a farglielo capire. Peggio per lui, non sarà mai il leader della destra italiana.

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