Salvini il buttadentro

Europa
Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, nella Biblioteca del Senato per un convegno sulla sicurezza 18 febbraio 2015 a Roma
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il voto di Salvini al Parlamento a Bruxelles contro la redistribuzione tra Stati membri di 120.000 profughi proposta dalla Commissione è la dimostrazione di chi non vuol risolvere i problemi ma cavalcarli.

Già me lo immagino, Matteo Salvini con la sua felpa, schierato al Brennero per impedire che i profughi lascino l’Italia. Salvini il buttadentro di profughi. Una immagine bellissima. Quantomeno coerente con il suo voto espresso ieri in Parlamento a Bruxelles contro la redistribuzione tra Stati membri di 120.000 profughi proposta dalla Commissione. Un passo molto importante – per fortuna votato a grandissima maggioranza con il fondamentale sostegno dei Socialisti e Democratici – che permette di allentare la pressione sugli Stati membri più esposti come l’Italia e che traduce finalmente nella pratica quella solidarietà da tutti invocata.

Tutti i parlamentari italiani hanno votato a favore di questa misura con una sola eccezione, la Lega. Magari dal Brennero, Salvini ci diletterà con uno dei suoi ragionamenti a tutto tondo sulle ragioni per cui la Lega ha votato contro il trasferimento dal nostro paese di migliaia di profughi. La verità è che l’incoerente voto di ieri è l’ennesima prova dell’incompetenza leghista. Non è la prima volta che Salvini ci regala queste perle di superficialità. Il Salvini che tuona contro l’austerità della Merkel è lo stesso che col suo voto rese possibile l’approvazione dell’obbligo del pareggio di bilancio. Il Salvini che si scaglia contro la redistribuzione dei profughi in Italia è lo stesso che applaudiva Maroni quando da ministro decideva di spalmare i profughi tra le diverse regioni.

Questa è la vera faccia della Lega. Un movimento cinico che prende in giro gli elettori, prima di tutti i suoi. Sorge allora naturale il sospetto che in realtà Salvini i problemi non li voglia risolvere ma soltanto cavalcare. Forse perché di problemi la sua retorica si nutre, non certo di soluzioni. L’uomo delle felpe cavalca i problemi per conquistarsi i famosi quindici minuti di pubblicità a cui secondo Andy Warhol ogni uomo aveva diritto nella vita. Se li prenda pure Salvini i suoi scampoli di visibilità.

Di fronte a questioni importanti come l’immigrazione, i nostri cittadini hanno bisogno di risposte concrete, di rappresentanti che lavorino sul serio per trovare soluzioni, che si meritino lo stipendio da parlamentare attraverso un lavoro costante e rigoroso. Noi a Bruxelles, in Parlamento europeo, ci siamo tutti i giorni, per lottare contro l’Europa degli egoismi nazionali e dei qualunquismi salviniani ma soprattutto per un’Europa in grado di governare le sfide dei nostri tempi. Non è facile, serve tempo – troppo – ma l’obiettivo è vicino. Dall’Europa e per l’Europa arriverà la soluzione della crisi umanitaria. Noi al Parlamento europeo, insieme al governo italiano, lavoriamo per questo. A Salvini lasciamo volentieri le sue felpe e i suoi bluff.

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