Sala-Parisi, il buon esempio di Milano

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Per certi versi la scelta di Parisi rappresenta anche la sonora sconfitta di quelle parti del centrodestra, Salvini in primo luogo, che hanno costruito la loro identità sulla contrapposizione sempre e comunque

Si può parlare bene del centrodestra? Le occasioni per farlo da molto tempo sono inesistenti, ma se ne capita una perché no? La vita democratica si fonda su poli diversi e quanto più essi si rispettano e hanno un atteggiamento responsabile tanto meglio è per tutti e soprattutto per l’Italia.

La scelta di Parisi come candidato del centrodestra a Milano è una di queste scelte e la sua prima intervista lo conferma. Niente urla, toni moderati, rispetto per l’avversario, anziché vuoti furori ideologici. Per certi versi la scelta di Parisi rappresenta anche la sonora sconfitta di quelle parti del centrodestra, Salvini in primo luogo, che hanno costruito la loro identità sulla contrapposizione sempre e comunque e su parole d’ordine estremiste e identitarie. Ma che poi non sa indicare candidati credibili.

Sala ha dalla sua la grande esperienza dell’Expo, il radicamento del centrosinistra milanese, i successi di Pisapia e la tradizione del solidarismo meneghino, che rassicura Milano e ne fa il candidato più forte. Solo le potenziali divisioni del centrosinistra possono erodere questo indiscutibile vantaggio. Mentre Parisi dovrà fare i conti con il sicuro riemergere di istinti antisistema e il condizionamento dell’estremismo vociante, che ne indeboliranno l’immagine rassicurante. W Milano comunque che ha saputo mettere in campo due candidati poco ideologici e che puntano sulla buona amministrazione. Roma e Napoli prendano esempio, anziché attardarsi in polemiche incomprensibili e premino chi saprà tenere in conto, prima di tutto, l’interesse della città.

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