C’è una questione femminile irrisolta nella Chiesa

Vaticano
Papa Francesco durante l'udienza giubilare, Città del Vaticano, 30 aprile 2016.
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La questione è aperta, ma la Chiesa non potrà rinviarla all’infinito. Se il declino della vita religiosa continua, presto questo calo sulla stessa presenza del cattolicesimo nel mondo

Una commissione non fa primavera. E forse la notizia circa la disponibilità del Papa a istituire un gruppo di studio sul diaconato femminile permanente (il diaconato è il primo grado dell’ordine sacro che porta al sacerdozio, quindi di norma è appannaggio solo maschile), è stata interpretata con troppa fretta come un’apertura già avvenuta. E’ stato lo stesso portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, a ridimensionare l’accaduto e a spiegare: “bisogna essere onesti: il Papa non ha detto che abbia intenzione di introdurre un’ordinazione diaconale delle donne, e meno che meno ha parlato di ordinazione sacerdotale delle donne. Anzi, parlando della predicazione nel corso della celebrazione eucaristica ha fatto capire che a questo non pensa affatto” (poiché il pontefice ha affermato che l’unico a poter dire l’omelia durante la messa resta il prete, discorso di verso per altre forme di liturgia e predicazione). Tutt’al pi ha affermato, secondo Lombardi, che si può istituire una commissione per approfondire un tema per altro già trattato dalla Commissione teologica internazionale nel 2002 , senza che si arrivasse a una conclusione. Quando un problema è troppo complicato da risolvere si istituisce una commissione, si dice, e la battuta era circolata anche nei sacri palazzi in queste ore.

Insomma è necessaria una maggiore prudenza nel valutare l’accaduto anche perché non sarebbe appunto la prima volta che la Chiesa affronta l’argomento senza approdare a una decisione positiva; lo spiegava lo stesso cardinale Walter Kasper, teologo liberal assai vicino a Bergoglio, in varie interviste rilasciate dopo le parole del pontefice. Il porporato ha chiarito che si tratta di un tema sul quale la Chiesa si divide fra chi ritiene che il diaconato permanente femminile (il diacono può amministrare alcuni sacramenti su delega del sacerdote, predicare, impartire benedizioni ecc.) faccia parte della tradizione più antica della Chiesa, e quanti lo considerano un primo passo verso il sacerdozio.

Le religiose, fanteria della Chiesa
Aggiungiamo noi un altro aspetto: dato che può essere ordinato diacono anche un uomo sposato – nel qual caso lì si ferma – in alcune regioni del mondo, in Messico e nel Chiapas degli indios in particolare, (ma non solo), l’ordinazione di molti diaconi sta diventando la strada un po’ tortuosa con la quale in diverse diocesi si aggirano i problemi fra loro connessi del calo delle vocazioni, dell’obbligo del celibato sacerdotale e di una maggiore integrazione dei laici nella vita della Chiesa; in tal modo il diacono permanente diventa quasi una figura di mezzo, fra il laico e il sacerdote, non per caso in passato ci furono contestazioni da parte del Vaticano verso questa prassi.

Il problema come si vede è complesso, e mostra in piena luce diversi aspetti di una crisi che attraversa la vita religiosa e sacerdotale. Ma, limitandoci agli ultimi eventi, è possibile dire che c’è una questione femminile irrisolta – e non da oggi – nella Chiesa, una crisi che però sta precipitando. Francesco infatti ha avuto modo di parlare del diaconato femminile nel corso di un lungo incontro con le rappresentanti dell’Unione internazionale superiore femminili riunite a Roma per la loro assemblea plenaria triennale. Di che si tratta? Dell’organismo che riunisce le ‘dirigenti’ di congregazioni e ordini femminili di tutto il mondo; erano quasi 900 a Roma in rappresentanza di 80 nazioni e di almeno 500mila suore. E’ la fanteria della Chiesa, quella che in moltissimi casi opera in tutte le periferie e le trincee del mondo; dall’Africa, all’Asia all’America Latina e anche negli angoli meno illuminati del nord del mondo. Guidano però anche centri di formazione e università, gestiscono ospedali, scuole, animano comunità, portano l’eucaristia dove non ci sono i preti e così via. Le superiore sono un po’ i comandanti in capo di questo esercito. Alcune considerazioni statistiche sono necessarie per capire l’entità del fenomeno. In primo luogo le religiose sono molte di più di tutti i preti diocesani o religiosi messi insieme; nel 2014 erano 668mila rispetto ai circa 415 mila sacerdoti maschi.

In secondo luogo è proprio la componente femminile a soffrire il calo di vocazioni e abbandoni più grave (fra 2004 e 2014 si è registrata una diminuzione di oltre il 10%), è un’emorragia che la Chiesa non riesce a contenere nonostante alcuni segnali positivi in Africa e Asia,anche l’America Latina tiene a stento. Si ricordi fra l’altro che solo pochi anni fa una controversia durissima aveva contrapposto il Vaticano alla parte maggioritaria delle suore americane, giudicate da Roma troppo progressiste in politica e non sempre ‘in linea’ sui temi bioetici e etici, fortemente legate a una visione conciliare.Quello che si configurava come uno scontro frontale è rientrato dopo l’elezione di papa Francesco ed è iniziata la stagione del dialogo e del confronto.

Nessuna donna capo dicastero in Vaticano
Ma non basta, e il problema non è legato per forza a una deriva liberal delle religiose, il punto è che le religiose contano poco nella Chiesa. Il tema è molto vasto, e qui è possibile fare solo alcune considerazioni: di certo per il mondo femminile il Concilio Vaticano II ha rappresentato una spinta alla partecipazione attiva nella Vita della Chiesa fortissima, e per altro quell’evento era legato ai vari movimenti che scuotevano la seconda metà del secolo scorso, comprese le spinte all’emancipazione delle donne da diverse forme di oppressione, alla liberazione dal colonialismo, all’eguaglianza dei diritti fra uomo e donna e via dicendo.

Ma il protagonismo delle donne, spiegano sempre Oltretevere, non deve tradursi per forza nel sacerdozio femminile, insomma sensibilità e visioni diverse – per genere – possono corrispondere ruoli diversi. Vero, e tuttavia neanche in Vaticano troviamo figure femminili alla guida di qualche dicastero. Come dice suor Patricia Murray, segretaria esecutiva dell’Uisg: “le religiose possono servire a ogni livello della Chiesa, dai dicasteri vaticani ai più remoti angoli del mondo. Le centinaia di migliaia di sorelle sono formate sia umanamente che spiritualmente e possono assumere posizioni di leadership nelle parrocchie, nelle diocesi e all’interno di strutture ecclesiastiche. Possiamo esercitare la nostra vocazione come avvocati di diritto canonico, teologhe, studiose di Sacre Scritture, consigliere e amministratrici”.

Insomma la questione è aperta, ma la Chiesa non potrà rinviarla all’infinito se il declino della vita religiosa continua, presto questo calo il calo inciderà sull’evangelizzazione sulla stessa presenza del cattolicesimo nel mondo. A meno che la commissione di Bergoglio non faccia sul serio e il metodo del Papa non sia stato, ancora una volta, quello di aprire una discussione globale nella Chiesa.

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