Rompiamo il silenzio che pesa su Aleppo

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Le crude statistiche ci dicono che la metà delle persone uccise sono bambini

Caro Direttore, quanto sta continuando ad avvenire in Siria, nel silenzio più o meno totale dell’opinione pubblica, dei partiti, del governo, lascia poche speranze di ottimismo sul periodo che stiamo vivendo. Alle Nazioni Unite l’ambasciatrice americana Samantha Power ha parlato di “barbarie”per i bombardamenti del governo siriano su Aleppo con l’aiuto della Russia e dell’Iran, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan De Mistura, ha parlato di “nuovo livello di orrore”, sappiamo che anche le milizie anti Assad si sono rese responsabili di crimini di guerra. Le crude statistiche ci dicono che la metà delle persone uccise sono bambini, che vengono usate bombe al fosforo, che oltre 250 mila persone sono intrappolate nella parte orientale di Aleppo e a rischio di sterminio, se la Russia non ordina ad Assad di accettare il cessate il fuoco.

Cosa possiamo fare? Cosa può fare il governo e il parlamento italiano, cosa le tante Ong che si occupano di diritti umani e aiuti umanitari e che cercano di alleviare la tragedia del popolo siriano, cosa il mondo accademico, gli studiosi? Apparentemente nulla, ed è su questa impotenza che Putin e Assad giocano sulla pelle dei civili di Aleppo: “portare la pace è un compito quasi impossibile al momento”ha detto l’ambasciatore russo al Palazzo di Vetro Vitaly Churkin. Non sappiamo con chi stare: se con gli Usa che al momento alzano la voce (dopo che Obama nel febbraio 2013, malgrado il superamento della “line a rossa”da parte di Assad con attacchi chimici, abbandonò l’opzione dell’intervento e si schierò per un accordo con la Russia) o con chi suggerisce che solo un accordo pieno e alla pari con Putin può risolvere la questione.

Forse esperti diplomatici e strategici potranno dare qualche suggerimento più costruttivo. Si spera che arrivino presto. Ma al tempo stesso non possiamo ignorare quanto di sbagliato abbiamo fatto da quando il conflitto in Siria è cominciato, e in modo sempre più colpevole almeno negli ultimi tre-quattro anni. Gli errori, le attese, l’impotenza, le non scelte, sono state in gran parte causate da una mancanza di informazioni chiare e attendibili, dalla non diffusione di quelle che lo erano, dall’idea che non ha mai pagato nella storia di poter giungere a un compromesso sulla base di verità nascoste (due, in sintesi: che Assad era un criminale di guerra che andava incriminato e che non si aveva la forza militare di abbatterlo rapidamente, oltre tutto non sapendo bene con quali dei suoi oppositori schierarsi).

L’Europa sarà in grado di far sentire la sua voce su questo terribile problema? L’Alta Rappresentante dell’Unione Europea Mogherini vorrà parlare a nome dell’Europa? Lo speriamo, anche se è più facile ipotizzare che non avvenga. Ma occorre che sull’oggi e sull’ieri si abbia la forza di una riflessione coraggiosa, senza ideologismi e contrapposizioni tra pacifisti e interventisti, ma sulla base di una ricerca empirica di cosa è meglio per il popolo di Aleppo e della Siria, cosa si sarebbe potuto fare, cosa abbiamo lo spazio e la forza di fare in futuro. Dicendo alta la verità su cosa sta accadendo e sulle responsabilità di chi continua i massacri.

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