Roma, tre proposte per una consiliatura costituente

Roma
Un'immagine dell'esterno del Campidoglio durante riunione di Giunta, la seconda dopo le dimissioni del sindaco Ignazio Marino. Roma, 16 Ottobre 2015, ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Ci siamo candidati per cambiare in meglio la nostra città, ci siamo trovati a fare i conti con la corruzione e la criminalità organizzata. Ora serve un nuovo progetto per Roma

Tra il 2013 ed oggi a Roma si è verificata una stagione politica eccezionale, anche se la parola è abusata la fase appena dolorosamente conclusa ha avuto caratteristiche non ordinarie. Alcune note, come la condizione dei bilanci che abbiamo ereditato dalla giunta di centrodestra aggravata dai lacci del patto di stabilità. Altre impensabili, come l’oggettiva difficoltà emersa dall’enormità di quel mondo di mezzo, reso evidente, dall’inchiesta di Pignatone. Tanto si è detto e scritto sulle ragioni e sugli effetti dell’inchiesta ma forse non si è ben compreso quanto la continua attesa di seconde e terze «ondate», come i giornalisti le definivano, abbia eroso il rapporto non solo tra la politica e la città ma anche tra di noi in Campidoglio, in un clima di tensione permanente al quale non eravamo preparati. Ci siamo candidati per cambiare in meglio la nostra città, ci siamo trovati a fare i conti con la corruzione e la criminalità organizzata.

Vi assicuro, ce l’abbiamo messa tutta, sia prima che dopo il fatidico 2 dicembre. A partire dall’impegno dei consiglieri, che in questi ultimi dieci mesi hanno lavorato ininterrottamente, senza dimenticare gli sforzi della giunta e del Sindaco. Per uscire dallo stallo e passare alla fase due abbiamo creduto che la nostra convinzione e la nostra idea di Roma potessero bastare. La risposta in termini di performance è stata significativa, il consiglio ha lavorato aumentando del 150% il numero di votazioni effettuate rispetto alla fase precedente al 2 dicembre, prendendo decisioni spesso fondamentali, come ad esempio il nuovo stadio della Roma con gli ingenti investimenti previsti in economia reale oppure la storica candidatura olimpica, il nostro expo romano. Sono state decisioni per il bene di tutti e alla luce del sole, che sono state troppo spesso inutilmente ostacolate da più parti. Tutti noi, Ignazio Marino per primo, avremmo voluto avere la possibilità di un riscatto, di poter ricostruire un rapporto doveroso di fiducia tra la politica ed i suoi cittadini, tra la giunta ed il Consiglio.

Questo impegno non è bastato e le ferite sono ancora troppo recenti per poter fare un’analisi seria e completa di quanto è avvenuto. Sono convinta che, per ricostruire e superare lo shock sia fondamentale parlare e ascoltarci, confrontarci insieme sul futuro della nostra città e sulle criticità esistenti. Ma soprattutto su come vogliamo risolverle. Ed è quindi utile oggi cogliere il dibattito aperto da Lorenza Bonaccorsi sulle pagine di questo giornale per ragionare confrontandosi a viso aperto non solo su quello che è stato ma su quello che è più urgente fare per Roma e il nostro partito sapendo che le elezioni sono vicine. Per la mia esperienza di Presidente dell’Assemblea Capitolina, considerando il lavoro fatto e quanto lavoro ancora c’è da fare, mi sono convinta che ci siano almeno tre punti sui quali dobbiamo riflettere e sui quali dobbiamo intervenire.

Il Codice Etico. Quando è cominciata l’inchiesta di Mafia Capitale eravamo impreparati sia come rappresentanti e dirigenti politici sia come cittadinanza attiva. Non è una colpa ma è un fatto. Dovremmo dotarci di un nuovo codice etico, che non si limiti ad essere lettera morta o enunciazione di principi vuoti ma che sia una guida ai comportamenti condivisa e certa per chi nel partito democratico svolge ruoli elettivi e di governo. Abbiamo bisogno di diffondere competenze amministrative e politiche specificatamente rivolte a combattere la crisi di legalità della nostra città. Come partito siamo in passato stati premiati per la nostra preparazione ma ora questa preparazione deve crescere ed essere codificata.

Le Primarie. E’ necessaria una precisa road map. Al di là del dibattito che appassiona gli esperti sull’opportunità o meno di affidare ai cittadini la decisione finale sulla candidatura, le primarie sono il tratto distintivo del nostro partito e del nostro rapporto con gli elettori. Anzi direi che sono lo strumento che ci obbliga a prendere decisioni uscendo per le strade ed entrando nei circoli piuttosto che trincerarsi in chiusi uffici politici. Occorre fare particolare attenzione però a chi potrà votare alle nostre primarie. Da alcuni anni portiamo avanti un’anomalia, le nostre primarie infatti sono più che aperte e partecipa anche chi non può votare alle elezioni. Questa caratteristica apparentemente democratica può creare elementi di incertezza ed indebolisce lo strumento stesso. Usando le parole proprie degli appassionati, il selectorate deve avere le stesse caratteristiche dell’electorate, prevedendo magari più appropriati momenti di confronto con gli attivisti privi di diritto di voto.

Il Recall. La modalità politica con cui si è realizzata la fine della consiliatura è stata dolorosa e controversa. Tutti noi 19 eletti del Pd nell’Assemblea Capitolina abbiamo dibattuto, ci siamo confrontati e alla fine ci siamo assunti una responsabilità enorme. L’abbiamo fatto con l’animo pesante, pressati da una legge che non ci offriva altra strada: eravamo i rappresentanti eletti e dovevamo in quel momento decidere per i nostri elettori. Ma la legittimità della nostra scelta rischia di indebolire in futuro il valore del voto, cosa che rispetto alla crisi della partecipazione democratica è un fattore non secondario. Abbiamo usato gli strumenti che avevamo ed oggi, ancora una volta, non faccio fatica a dire che quegli strumenti sono insufficienti. Introduciamo allora per le grandi città il meccanismo del recall, ovvero la possibilità direttamente agli elettori con specifici procedimenti straordinari di poter confermare o togliere la fiducia al Sindaco. Creiamo le condizioni perché nelle grandi città i cittadini possano, se in via straordinaria si manifesta la necessità come è successo a Roma, confermare o sfiduciare il Sindaco in corso di mandato.

Queste tre proposte ci servono perché la prossima possa essere una “consiliatura costituente”. Tanti hanno già scritto della fragilità e l’inadeguatezza del sistema istituzionale della capitale. Primo fra tutti Walter Tocci ma più di recente lo stesso Causi, Morassut, per fare qualche esempio. Centrale è il ruolo dei Municipi, che non possono rimanere in questo limbo amministrativo che da una parte consegna loro una forte rappresentanza politica e dall’altra una debole capacità amministrativa. Per esempio mi convince, il modello di Parigi, dove le amministrazioni periferiche – gli Arrondissement – e l’amministrazione centrale si intrecciano in una serie di ruoli condivisi. Sembra incoerente, ma in una realtà come la nostra, centralismo e decentramento devono convivere in modo che l’uno rafforzi l’altro. Questa città non si governa solo dal Campidoglio, troppo lontano in senso fisico e ideale dai lembi più periferici della città, e allo stesso tempo non si governa solo dai singoli Municipi per i quali è impossibile rappresentare il tutto. Su questa base di consapevolezza e responsabilità possiamo costruire un nuovo progetto per Roma ed una rinnovata coalizione, superando i limiti della nostra ultima esperienza e formando una squadra di governo esperta, politicamente preparata e soprattutto innamorata di Roma.

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