Roma non ha bisogno di ideologie, ma di realismo e un po’ di poesia

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Roberto Giachetti, candidato del centrosinistra del Campidoglio, all'ex dogana nel quartiere San Lorenzo in occasione della festa in suo onore per la vittoria alle primarie PD, 7 Marzo 2016.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Raggi, Bertolaso, Meloni e Fassina guardano solo alla partita nazionale. Il pragmatismo di Giachetti è l’approccio giusto, ma ora bisogna aggiungere i giusti valori

I candidati sindaco di Roma sono al lavoro; è giunto il momento di mettere nero su bianco un programma per i prossimi cinque, dieci anni di amministrazione della Capitale. La campagna elettorale è un’occasione di contrapposizione ma anche di elaborazione collettiva di idee.

Roberto Giachetti, nonostante una grande esperienza politica e la conoscenza diretta dell’amministrazione capitolina, ha scelto un approccio molto umile e pragmatico, basato su una diffusa campagna di ascolto.

Il Movimento 5 Stelle e la destra stanno manovrando su Roma avendo in mente dinamiche politiche nazionali. I Grillini fanno le prove generali delle elezioni politiche del 2018. Lega e Forza Italia si contendono la leadership del centrodestra a colpi di Meloni e Bertolaso.

Egualmente, Stefano Fassina ha ambizioni politiche nazionali (la leadership dell’alternativa al Pd) che coltiva attaccando Renzi durante la sua campagna elettorale per Roma; campagna caratterizzata da un’evidente agenda ideologica (la critica a neoliberismo e all’ordoliberalismo). Fassina ambisce velleitariamente a rovesciare il modello capitalista (in pochi sanno esattamente per sostituirlo con cosa) e, dividendo l’elettorato progressista, rischia di contribuire alla vittoria della destra o dei populisti. Anche se non fosse velleitario dal punto di vista elettorale, sarebbe comunque sbagliato perché Roma non ha bisogno di un Varoufakis del basso Lazio ma di un sindaco.

Le categorie di analisi di Fassina (austerity, Jobs Act, Europa della finanza, articolo 18, euro…) sono inappropriate perché si discute dell’amministrazione di una grande città e non di politica nazionale o europea. Che senso ha criticare Giachetti perché amico del promotore del Jobs Act? Persino la critica al cosiddetto Modello Roma è in realtà basata su elaborazioni economiche e politiche di livello ideologico nazionale. Ad esempio, l’introduzione del reddito di cittadinanza non è alla portata del Campidoglio.

Questo non significa che il sindaco debba limitarsi a tappare buche e aprire asili nido, ignorando grandi temi come l’ineguaglianza o i modelli di sviluppo. Tutt’altro, proprio per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi occorre fare i conti con le risorse e gli strumenti a disposizione di un sindaco; e tra questi non ci sono certo la politica monetaria, la politica europea, la regolazione del mercato del lavoro, la gestione del debito pubblico, la politica fiscale. Roma non merita di essere usata per testare nuove aggregazioni politiche nazionali e per sperimentare la cosmopolitica del superamento del capitalismo.

L’approccio pratico di Giachetti è vincente perché i romani vogliono eleggere un amministratore competente, pragmatico e determinato. Detto questo, nei prossimi mesi avrà bisogno di proporre una visione della città che vada oltre le cento richieste concrete avanzate dai romani incontrati nel suo viaggio per le periferie.

La mia proposta è di mettere da parte le ideologie politiche ed economiche e di combinare l’approccio pratico con la poesia. Giachetti scelga una ispirazione e ci colori il suo programma per Roma perché vogliamo il pane, ma anche le rose. Io sceglierei le Lezioni Americane di Italo Calvino, un elenco di valori ispiratori per la letteratura, e non solo, del nuovo millennio che Calvino scrisse nel 1985 poco prima di morire. Le sue Charles Eliot Norton Lectures avrebbero dovuto trattare la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità, e la coerenza.

Invece di utilizzare la classificazione tradizionale (urbanistica, sicurezza, trasporti, bilancio, …), formuliamo il programma del centrosinistra intorno a parole chiave e valori ispiratori.

La leggerezza di Calvino sia la parola d’ordine delle politiche sociali e del dialogo tra Amministrazione e cittadini. La rapidità, sia la parola chiave per gli interventi sulla mobilità e sul decoro urbano. Sia anche la regola del decentramento amministrativo. L’esattezza sia il valore ispiratore della riforma dell’Amministrazione Comunale, della regolazione delle attività commerciali, della direzione della Polizia Locale. La visibilità di Calvino sia l’evidenziatore con cui rendere trasparenti davvero tutti gli atti pubblici e il pennarello con cui scrivere gli interventi su sicurezza e legalità. La molteplicità sia la lente con cui studiare il territorio, la tensione centro-periferia e le strutture socio-economiche della città. Sia anche il criterio con cui gestire le imprese partecipate e programmare l’offerta culturale e turistica. La coerenza, sia il valore con cui lavorare sul bilancio e sulla gestione del debito, ma anche sull’equità e sull’urbanistica.

Il prossimo sindaco di Roma non dovrà essere un ideologo aspirante segretario di partito, e certamente nemmeno un geometra. Roma merita un eccellente amministratore ispirato da una visione della città. In bocca al lupo, Roberto Giachetti.

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