Roma disincantata, una campagna senza sogni ma forse…

Amministrative
Un'immagine tratta dalla brochure olimpica di Roma 2024. Tre poli sportivi (Foro Italico, Tor Vergata e Fiera di Roma) con il 70% degli impianti già pronti, e poi la 'grande bellezza' di Colosseo e Fori valore aggiunto della candidatura capitolina. Sono alcuni dei punti di forza della brochure olimpica di Roma 2024: il dossier, presentato al Palazzo dei Congressi dell'Eur e inviato al Cio, fa leva anche sulla valenza culturale e sullo scenario unico che Roma offre. Un progetto che si basa su questi principi: "unità, trasparenza, legalità e sobrietà". Roma, 17 febbraio 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA   +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Una corsa molto anomala: Raggi e Giachetti in pole per il ballottaggio

Sempre più nevrastenica (immondizia buche traffico ecc), Roma ha assistito col consueto occhio un po’cinico questa campagna elettorale abbastanza anomala.

Anomala, sì, perché c’è stato un milanese (quello di Roma ladrona) a dettare la linea di una certa destra, perché c’è stato un partito mezzo putrefatto che è un pochino risorto, perché c’è stata una grande favorita molto antipatica, perché c’è stato uno molto di sinistra che non ha intercettato il disagio sociale. Anomala perché senza piazze piene, perché priva di un filo conduttore chiaro, perché senza il sindaco uscente.

Questa lunga primavera romana, piena di belle giornate e aria frizzantina – il maggio di Roma, insomma – non ha scaldato i cuori di una cittadinanza senza sogni; la metropoli attende con quello scetticismo che affonda le sue ragioni da secoli che ci si metta in fila ai seggi: e poi qualcuno vincerà, cosa vuoi che cambi, cosa vuoi che succeda, è tutto un che me frega, soprattutto che gliene frega a quelli là, tanto a Roma è un casino comunque.

Era cominciata anche peggio, però. L’uno-due Mafia Capitale-crisi di Marino avrebbe steso un cavallo. Ci siamo andati vicino. I lividi si sentono ancora, e in un certo senso si sentiranno sempre. Buzzi e Carminati sono in galera ma a Roma nessuno scommette sul fatto che la mala pianta sia stata estirpata. Ignazio Marino è uscito dalla politica, ormai, ma quella ferita sul corpo del Pd non si cicatrizza.

L’aria sciroccosa del malaffare e del malgoverno avrebbe bisogno di un vento freddo per rianimare i volti e gli animi di una città che pare quasi rassegnata nel suo avvoltolarsi nei problemi vecchi e nuovi che in questi ultimi giorni hanno nei mille sacchetti dell’immondizia buttati per strada il loro mefitico simbolo.

E’ questo passato recentissimo – inutile negarlo – che ha gonfiato le vele di Virginia Raggi, l’imbronciata ragazza di Roma nord che è stata data come favoritissima dal primo momento non tanto per le sue proposte ma per il suo essere “contro” gli altri” o, montanellianamente (lui lo diceva per Berlusconi), perché “vedemo che sa fa’”. Il M5S i voti li prende così. E più la politica è sfasciata meglio è. Lei è parsa col passare dei giorni smarrirsi un pochettino perché si trova nella situazione in cui se vince è normale, se perde è colpa sua: e il nervosismo, su una persona già di suo non cordialissima, si vede di più.

Giachetti ha fatto il miracolo di restituire ossigeno a un partito in coma profondo e comunicare l’idea che votare Pd è possibile e non è un’infamia: non è poco. Dicono che si è de-piddizzato: un po’ è così ma è anche vero il candidato sindaco deve essere autonomo, tanto più che Virginia è telecomandata da Milano, e Giachetti è autonomo per definizione  e partigiano per definizione: è il cocktail radicale.

Al ballottaggio sembra che vadano loro due, Raggi e Giachetti, antipolitica e politica, il no e il sì, nervosismo e piacioneria proto-rutelliana: “Le ho detto ‘ciao’ e lei mi ha risposto con un ‘salve’: dico, un minimo di cordialità…”, dice lui. Se al secondo turno andranno loro sarà un bel dualismo.

E gli altri? La destra ha combinato il capolavoro che sappiamo: spaccarsi. Giorgia Meloni non sta sfigurando, ma in fondo nulla di nuovo, è la destra romana solita, quella che un tempo stava sui Vesponi nelle piazze e nelle sezioni di Sommacampagna-via Noto- Balduina- nomi che i romani hanno conosciuto – è la destra che si è ampiamente ripulita dandosi anche uno standing politico non infimo: e lei è comunque indomita, molto meglio di un Alemanno, e comunque ha surclassato un Marchini play-boy invecchiato, altro che moderno come ce lo aveva spacciato il Cavaliere – fa persino rimpiangere Bertolaso.

Infine, il vecchio compagno Fassina, uomo di combattimento ma pur sempre così minoritario da apparire fuori contesto che si avvia probabilmente all’ennesima comparsata: e nemmeno peserà al ballottaggio, qualunque indicazione darà gran parte dei suoi farà diversamente.

La Capitale dunque aspetta il primo turno senza passione, apprestandosi a una scelta che dentro di sé sa essere importante per la vita di tutti i giorni. Se ci ragiona un attimo, forse Roma alla fine farà la scelta migliore.

 

Vedi anche

Altri articoli