Roma ce la farà solo se il Pd aiuterà Marino

Roma
Il sindaco di Roma Ignazio Marino durante la conferenza stampa dell'Ama per illustrare le operazioni riguardanti il risanamento di Ama e il decoro della città, Roma 18 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

C’è già una nuova classe dirigente che rischia di vedere vanificati i propri sforzi

Roma è in affanno, è inutile girarci intorno, è sotto gli occhi di tutti. Lo è però come chi è in convalescenza dopo una grave infezione.

Eravamo pochissimi a difendere pubblicamente Ignazio Marino anche dentro il Pd. Fummo attaccati e subimmo pressioni per averlo sostenuto nella rottura totale e definitiva con il vecchio sistema che è costata e che pesa, ma che era necessaria a curare una grave malattia. La corte dei conti, tanto per dirne una, ha da poco comunicato al sindaco che tra il 2008 e il 2012 una serie di illeciti ha prodotto un danno erariale di 340 milioni di euro.

Sono troppe le realtà convalescenti dalla malattia che ogni giorno rappresentano un disagio per i cittadini, dal trasporto pubblico agli uffici comunali, dai servizi sociali al commercio abusivo, dalle regole sbagliate che deprimono le attività produttive ai rifiuti e al verde pubblico. Ma Roma ce la farà, se sapremo aiutare il sindaco in una sfida cruciale perché Roma riprenda il suo posto accanto alle altre capitali europee.

Il Pd di Roma deve testimoniare con orgoglio il cambiamento in atto e imprimere alla città una visione di lungo periodo che deve nascere dalla discussione nei circoli rinnovati e restituiti agli iscritti, ma non può esaurirsi entro le proprie mura. Il rilancio dei circoli senza una revisione del sistema elettorale a preferenze non potrà mai liberarci dai personalismi e da quel “potere per il potere” additato da Barca.

Vi è poi un nodo fondamentale, che è il decentramento. Occorre trasformare Roma in una rete di comuni urbani. Le maggiori aree amministrative delle capitali europee sono insiemi di comuni autonomi in tutto, dal bilancio alle forze di polizia. Non è pensabile continuare governare centralmente un mostruoso gigante amministrativo che va da Cesano a Marino, da Ostia a Guidonia, una babele di esigenze profondamente differenti, dal turismo alla viabilità, dalla movida all’emarginazione, ma anche una montagna di labirinti e cunicoli burocratici nei quali inefficienze, disattenzioni e malaffare possono annidarsi e sopravvivere a lungo.

A Roma abbiamo già in campo una nuova classe dirigente di amministratori municipali, segretari e direttivi di circolo, appassionati e competenti, che ogni giorno rischiano di vedere i loro sforzi vanificati in atti amministrativi che si riducono a chiedere al comune di intervenire.

Anche qui i modelli dei nostri vicini possono venirci in aiuto. Da Parigi a Berlino, per esempio, interi quartieri si sono rilanciati favorendo le occupazioni di suolo pubblico regolari e a tariffe importanti, unendo così nuovo sostegno economico alle città, collaborazione nella pulizia e nella sicurezza delle strade. Così come è fondamentale che chi vuole investire trasparentemente su Roma capitale privato (come nel caso dello stadio dell’As Roma) creando lavoro e servizi per la città non sia spaventato dalla burocrazia e malcelati interessi di poteri locali consolidati. Occorre una visione di lungo periodo della città, ma dobbiamo dare noi per primi il segnale che Roma vuole e può essere una capitale moderna.

(foto Ansa)

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