Roma abbandonata. Pagano i più deboli

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Nella città dei sogni descritta dalla sindaca nessun cittadino sarebbe rimasto indietro. E invece

Mentre Virginia Raggi visiona curricula alla disperata ricerca di un assessore al bilancio che sia disposto ad imbarcarsi su questa nave alla deriva, Roma si ferma. Da diverse settimane si moltiplicano gli appelli e le segnalazioni per la drastica riduzione o, addirittura, il taglio di servizi sociali essenziali.

I nuovi “amministratori”, molto semplicemente, stanno distruggendo il welfare cittadino. Il taglio diventa macroscopico nelle periferie. L’incompetenza che paralizza la giunta Raggi diventa supponenza nei Municipi dove una ancora più improvvisata classe dirigente cooptata, spesso, in modo familistico sta smontando pezzo dopo pezzo il lavoro che il PD aveva svolto negli ultimi mesi. La situazione più allarmante riguarda l’assistenza all’interno delle scuole per la drastica riduzione degli AEC (gli assistenti ai disabili) che svolgono un compito fondamentale di sostegno all’inclusione.

Ad esempio nel XIV° Municipio, una delle periferie più difficili della città, hanno tagliato il 30% delle ore di servizio di questo personale. Stesso problema nel II° municipio, dove non sarà garantito il 50% del servizio di assistenza agli alunni disabili perché mancano 300 mila euro per chiudere l’anno scolastico. Nel XV° municipio non è stato varato l’assestamento di bilancio di settembre e dopo l’ultima commissione municipale i consiglieri hanno appreso che mancano 1 milione e 200 mila euro, chi sta pagando il prezzo maggiore sono minori, anziani, disabili. Gli amministratori, quasi tutti 5S, non hanno redatto bandi per ludoteche, centri anziani o centri di aggregazione, i bandi per l’assistenza sociale ai disabili nelle scuole sono stati ritirati per presunti vizi di forma oppure bandi in scadenza non sono stati rinnovati. I fondi presenti in bilancio e riservati ai servizi sociali o vengono tagliati o non sono investiti.

A Roma è prevista una pianta organica di 480 assistenti sociali ma oggi ne mancano più di 150: la situazione peggiore riguarda le zone di Tor Bella Monaca, Portuense e Magliana e la Cassia. Questo il quadro desolante. Nella città dei sogni descritta dalla sindaca nessun cittadino sarebbe rimasto indietro, soprattutto i più deboli, quelli per cui si rivendica a gran voce la necessità di istituire un reddito di cittadinanza.

Resta, dunque, assai complesso comprendere le ragioni che, a livello nazionale, abbiano spinto il M5S a votare contro la legge sul Dopo di Noi o ad astenersi sul reddito di inclusione, la prima misura organica contro la povertà della storia repubblicana.

Resta, dunque, assai complesso comprendere le ragioni che, a livello nazionale, abbiano spinto il M5S a votare contro la legge sul Dopo di Noi o ad astenersi sul reddito di inclusione, la prima misura organica contro la povertà della storia repubblicana. E ancora più difficile è capire come possa un movimento che nasce dal basso per la tutela delle fasce più deboli accettare che i propri amministratori non investano sul sociale ma addirittura taglino i servizi. Purtroppo non accade solo a Roma.

Perché questo non è un problema solo di Roma ma riguarda molti Comuni da loro governati. La città è fragile: i più deboli sono stati abbandonati. Serve una risposta immediata per tamponare questa emergenza, gli alibi crollano uno dopo l’altro. Non credo sarà questa giunta a trovare le soluzioni, presto saranno costretti a gettare la spugna per manifesta incapacità.

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