Roberto, non pensare di avere i radicali: sii tu stesso radicale

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Puoi farcela se decidi di essere innanzitutto tu il cambiamento che vuoi vedere nella città di Roma

Caro Roberto,

come sai, in vista delle primarie, ci siamo costituiti in “Comitato di Radicali per Giachetti Sindaco” riservandoci di valutare, dopo le primarie, se e come il “per” potesse tramutarsi in un “con” nella tua, non nostra, campagna elettorale.

“Tua”, perché sei tu il candidato a sindaco di Roma e sei tu che puoi fare la differenza, anche per la forza e la coerenza del tuo vissuto radicale di lotte, comportamenti e obiettivi a cui hai dato corpo.

Non “nostra”, perché la nostra analisi sulla situazione di “democrazia reale”, che di fatto connota oggi l’Italia contro la Legge e il Diritto formalmente vigenti, ci impedisce non solo il pensare di poter competere, ma anche il solo potersi presentare alle elezioni. Purtroppo, anche in ambito radicale, tale analisi è considerata eccessiva, mal tollerata e maltrattata come una mera ossessione pannelliana, insopportabile come lo stesso brano che si ripete all’infinito su un disco rotto.

L’unico modo serio e nonviolento di onorare le prossime scadenze elettorali di una nostra “presenza” è quello di continuare a perseguire – in Italia, ma non solo in Italia – l’obiettivo del Partito Radicale della transizione verso lo Stato di Diritto contro la Ragion di Stato, attraverso la piena affermazione del Diritto umano alla Conoscenza, che è innanzitutto conoscenza di quel che il Potere fa per conto dei cittadini in nome dei quali governa.

Come hanno scritto militanti storici e dirigenti di soggetti costituenti del Partito Radicale nel documento pubblicato su questo giornale il 3 aprile scorso, “non è solo un problema di informazione o di comunicazione politica, è un problema di Democrazia e di Stato di Diritto”, che sono negati nel nostro Paese, dove tutto – persino nei momenti fondamentali della vita democratica, dall’amministrazione della giustizia alla competizione elettorale – continua a svolgersi in questo ultradecennale e sempre più aggravato contesto.

Continuiamo a ritenere che il tuo nome e la tua storia possano per noi costituire eccezione alla regola, non scritta ma di fatto vigente, che ci impedisce di partecipare alle elezioni e, nel cercare di esserti d’aiuto, ti diciamo molto chiaramente come vediamo le cose per te e la tua campagna elettorale.

Il successo, che continuiamo ad augurarti e ci auguriamo, sta tutto nel possibile che deve ancora succedere, contro l’altamente probabile che accada il già successo, il già visto in passato.

Se vuoi sperare di fare il sindaco di Roma, devi giocare l’essere contro l’avere, ad esempio, continuare a essere tu il radicale e non pensare di avere i “radicali” o i voti “radicali” per via di liste “radicali”. Puoi farcela, se decidi di fare tu il “radicale” e, pur in un sistema diverso, decidi di fare leva sulla tua persona e non sui partiti e le coalizioni partitiche, con ciò incarnando nel metodo la migliore tradizione uninominale dei sistemi elettorali, quella anglosassone, che continuiamo a ritenere nostra e a invocare come riforma necessaria e urgente anche per il nostro Paese.

La tua intenzione manifestata all’inizio della tua discesa in campo di rivolgerti direttamente ai cittadini romani, e non al ristretto circolo dei partiti e dei loro apparati, è stata una promessa per Roma, di rinascita come città libera e aperta al mondo come dovrebbe essere per storia e vocazione e non prigioniera del malaffare o arroccata nei soli suoi affari municipali, come è oggi.

È stato questo il tuo annuncio forte e chiaro, messaggio augurale di un nuovo e felice “natale” per Roma, che abbiamo allora apprezzato tanto quanto ora ci dispiacerebbe se tu, invece dell’evento “natalizio”, primario ed essenziale, ti curassi solo della sua rappresentazione simbolica, secondaria e irrilevante, mettendoti a fare il “presepe”, curandoti che ci siano tutti i personaggi, il bue, l’asinello, i Magi, i pastorelli e gli altri figuranti rappresentativi di tutte le arti e tutti i mestieri.

Caro Roberto, noi siamo convinti che, alla fine, decisiva non sarà la perfezione puntuale del tuo programma né la somma aritmetica di partiti e liste che ti sostengono, ma la tua visione sul futuro di Roma e l’emozione che riuscirai a trasmettere ai suoi cittadini … come nella storia del natale decisiva è la stella cometa che brilla nel cielo e illumina la terra, annuncia la nascita di qualcosa di nuovo, guida e orienta tutti al cambiamento.

Puoi farcela se decidi di essere innanzitutto tu il cambiamento che vuoi vedere nella città di Roma, se manifesti sin da subito di volerla radicalmente mutare e, con i tuoi atti, di volere “scandalosamente” rompere con logiche e meccanismi partitocratici e burocratici della città, per battere la criminalità politica e quella comune che, in società, l’hanno saccheggiata, umiliata e sputtanata agli occhi del mondo.

 

Laura Arconti, Marco BeltrandiRita Bernardini, Antonella Casu, Antonio Cerrone, Sergio D’Elia, Maria Antonietta Farina Coscioni, Andrea Marcucci, Carlo Pontesilli,  Carla Rossi, Giuseppe Rossodivita, Maria Laura Turco, Maurizio Turco, Valter Vecellio, Elisabetta Zamparutti

 

 

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