Risposta ai renziani perplessi: tranquilli, il circo mediatico ignora l’Italia vera

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La conservazione che odia Renzi è una minoranza rumorosa

 

Da diversi giorni mi capita di sentire amiche e amici di simpatie renziane sempre più perplessi, e pessimisti, e persino scoraggiati: Renzi è isolato, Renzi è accerchiato, non si può combattere da soli contro tutti, manca una classe dirigente, manca il partito… Quasi tutti i miei amici sono come me: giornalisti, politici o televisivi. Vivono dunque completamente immersi nell’acquario mediatico, e inesorabilmente ne subiscono le suggestioni. Vorrei tranquillizzarli, e spronarli, e invitarli ad uscire dall’acquario.

Siamo l’unico Paese al mondo dove il regime è l’opposizione, non il governo. Tutti, ma proprio tutti sono all’opposizione: i presidenti di Camera e Senato, il presidente della Corte costituzionale, i comici, gli editorialisti, tutti i conduttori dei talk show, la magistratura militante, i salotti e i tinelli, la grande burocrazia, tutti i partiti e i partitini, un bel pezzo del Pd, i sindacati dei garantiti, le caste e le castine, i grandi feudatari e i piccoli valvassini.

Il pensiero unico disfattista – tutto va male, madama la marchesa – è onnipresente in tv, sui giornali, nei sondaggi, sulla Rete, ovunque.

Amici e compagni, tranquillizzatevi, è sempre stato così. Da quando Renzi è apparso nel cielo della politica, tutta l’Italia che vorrebbe contare, e che ha contato finora sulla base di un patto consociativo improntato all’aurea regola del non far mai nulla, è schierata all’opposizione. nostalgici della grande stagnazione brezneviana e della guerra civile fredda considerano da sempre Renzi un pericolo mortale, per motivi fin troppo ovvi.

Dunque dobbiamo rovesciare il ragionamento: fino a che Renzi sarà solo contro tutti, vuol dire che siamo sulla strada giusta. Fino a che i conservatori daranno di matto, vuol dire che Renzi fa sul serio.

Con il nuovo Pd ritorna la grande politica, cioè il primato della decisione. Fino ad un certo punto si parla, poi si decide e infine si fa: questo schema, in vigore ovunque in Occidente, e in Italia fino agli anni Sessanta, terrorizza gli innumerevoli fruitori del blocco consociativo che incatena il Paese da quasi mezzo secolo e che sistematicamente paralizza ogni tentativo di riforma e di innovazione. Decidere e fare: ecco il peccato mortale che scatena le scomuniche, le accuse di autoritarismo, le condanne isteriche, i sabotaggi, gli ostruzionismi, gli Aventini e le inchieste. La conservazione è un mostro feroce.

Ma la conservazione è la minoranza rumorosa del Paese, non la sua maggioranza. E’ quell’incrostazione di poteri, ricatti, favori, accordi che ha progressivamente eroso lo spirito civile, l’ottimismo innato, la voglia di fare.

E’ invece all’altra Italia, all’Italia ottimista e civile, che, da sempre, si rivolge Renzi. Non c’è soltanto l’elettorato di centrosinistra, che due anni fa ha spinto il Pd oltre il 40%: ci sono anche quelli che credevano sinceramente nella rivoluzione liberale di Forza Italia e non vogliono finire rinchiusi in una destra xenofoba, antieuropea e minoritaria; e ci sono gli elettori che nel 2013 hanno scelto Grillo per un sacrosanto rigetto di Berlusconi e Bersani e del loro ventennio, e che non hanno rinunciato ad un’Italia migliore.

L’Italia reale, totalmente sconosciuta al pensiero unico dei media, è radicalmente diversa da quella che la tv mette in scena tutti i giorni, dall’alba a notte fonda. Del resto, né la tv né i giornali né i sondaggi hanno mai previsto nulla, e ogni volta sono stati presi alla sprovvista: dalla Lega, da Berlusconi, da Grillo. E da Renzi, che meno di tre anni fa era considerato dagli oligarchi del Pd un bamboccio fastidioso quanto innocuo.

Il circo politico-mediatico non sa nulla del Paese in cui vive: siamo noi i disintermediati, non Renzi. Il quale non prenderà certo tutti i voti di Berlusconi né prosciugherà i 5 Stelle, ma ha di fronte a sé, ancora, una prateria elettorale disponibile ad accoglierlo, per la buona ragione che nessuno dei suoi avversari sa offrire un’idea alternativa, una visione per il futuro, e soprattutto una prospettiva di speranza.

I conservatori sono diventati nichilisti: e questo è insieme l’effetto e il segno della loro sconfitta.

Cari amici e compagni, lasciate dunque le vostre perplessità, accantonate il vostro pessimismo, disintossicatevi da giornali, tv e sondaggi: finché Renzi fa Renzi, non abbiamo nulla da temere. Domenica non ci sarà il quorum, le amministrative di giugno andranno meglio di quanto pensiate, e a ottobre il referendum si vincerà alla grande.

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