Risparmi in Parlamento? Sì, ma senza sceneggiate

Costi della politica
Il leader del M5S Beppe Grillo in tribuna durante la discussione generale sulla proposta di legge sulla riduzione delle indennità dei parlamentari nell'aula di Montecitorio, Roma, 25 ottobre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Cari colleghi del M5S, facciamo così. Ripensate al vostro No sulla riforma costituzionale e riconoscete che in molti punti dà risposte serie e rinnova la politica

È stato giusto scrivere nel titolo della Legge di riforma costituzionale “Disposizioni per il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”? Sì, perché l’attuazione della riforma – se essa verrà confermata dal voto dei cittadini il 4 dicembre – porterà oggettivamente ad una riduzione delle spese per il funzionamento del Parlamento: 215 parlamentari in meno, nessuna indennità aggiuntiva per i nuovi senatori, un processo di unificazione del personale di Camera e Senato che progressivamente alleggerirà anche i costi della struttura amministrativa, l’abolizione del CNEL, il superamento delle Province come enti costituzionalmente previsti, una norma di sobrietà per tutti i Consigli regionali… Dunque nessuno può contestare che, se la riforma diventerà definitiva con la vittoria del Sì, avremo un Parlamento meno costoso e un risparmio di soldi pubblici. Bene.

Ma nello spirito e nella lettera della riforma non c’è solo questo: tutto l’impianto è volto a rendere il nostro sistema parlamentare più semplice e più efficiente, ad eliminare sovrapposizioni (a cominciare dall’inutile doppione di cui parlò Mortati a proposito del Senato), a delineare un procedimento legislativo più rapido, a rendere la nostra democrazia più efficiente. Si risparmia tempo, si risparmiano risorse umane, si restituisce capacità decisionale alle istituzioni democratiche. D’altra parte, rendere il sistema istituzionale più efficiente ha un impatto sulla crescita del Paese che l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) stima nello 0,6 di Pil e Dio solo sa se dopo anni di recessione, e ora di fronte ad indicatori economici positivi ma non esaltanti, l’Italia ha bisogno di crescere. In sintesi dunque la riforma serve per ridurre i costi diretti delle istituzioni e per incidere sui costi indiretti, sulle inefficienze e lentezze del sistema che fanno perdere al Paese investimenti, dinamismo, credibilità.

Come giustamente scrive il professor Clementi nell’utile volumetto “Perché Sì” edito da Laterza ” fiducia dei cittadini ed efficienza delle istituzioni sono due facce inseparabili della stessa medaglia perché entrambe rappresentano i medesimi valori – credibilità, efficacia, responsabilità – che esprimono una società moderna. (…) far corrispondere risposte corrette e rapide alle domande e ai problemi che l’oggi ci pone è la sfida del nostro tempo, quello fatto di democrazie chiamate ad essere rappresentative e decidenti”.


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Di fronte a questo dato di realtà – una revisione della Costituzione che senza ombra di dubbio riduce i costi della politica e rende le istituzioni più efficienti e trasparenti – capisco l’imbarazzo del M5S a dire di No, per di più in compagnia di Berlusconi, Salvini, D’Alema, Monti, Fini, Cirino Pomicino, De Mita… E capisco dunque perché Grillo e i suoi parlamentari – alle prese tra l’altro con divisioni interne tutt’altro che sopite e una votazione on line sul non-Statuto che non sembra entusiasmare gli iscritti – abbiano scelto di portare in aula oggi, in fretta e furia, una proposta per ridurre le retribuzioni dei parlamentari. Nessun partito ha detto di non condividere l’obiettivo – intervenire ulteriormente sugli emolumenti dei Deputati, su cui pure nel recente passato sono stati fatti dei tagli – nessun gruppo tuttavia, né di maggioranza né di opposizione, aderisce tout court alla proposta pentastellata. Torniamone a discutere in Commissione per portare in Aula in tempi brevi una proposta meno strumentale, ma più percorribile perché condivisa da molti gruppi parlamentari. E’ ancora possibile. Si può deciderlo senza tante sceneggiate e senza fare pura propaganda?

Inutile forse farsi illusioni. Il M5S a tre anni dall’ingresso in Parlamento non ha mai dimostrato il coraggio delle decisioni complicate, preferendo trincerarsi dietro il “serve ben altro”, dietro il “noi” contro “voi”, dietro il “non basta”. Così i deputati grillini non hanno votato la legge sulle Unioni Civili, non hanno votato lo Ius soli in materia di cittadinanza, si sono astenuti sul tetto agli stipendi degli alti funzionari del Parlamento…

Però mai arrendersi. Cari colleghi del M5S, facciamo così. Ripensate al vostro No sulla riforma costituzionale e riconoscete che in molti punti dà risposte serie e rinnova la politica. E votiamo insieme una riduzione dei compensi per i deputati che vada nella direzione della sobrietà e della trasparenza della politica come chiedono molti cittadini. Avete scoperto, arrivando in Parlamento, che la politica costa, che fare i parlamentari è impegnativo e che non basta raccogliere gli scontrini per essere migliori. Uscire dal blog può far bene a voi e anche alla democrazia italiana. Basta volerlo. Basta un Sì.

 

Nella foto il leader del M5S Beppe Grillo in tribuna durante la discussione generale sulla proposta di legge sulla riduzione delle indennità dei parlamentari nell’aula di Montecitorio, Roma, 25 ottobre 2016. Ansa/Angelo Carconi.

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