Riina jr, dello stesso stampo del padre. E Vespa si lascia travolgere

Community
Il conduttore di "Porta a porta", Bruno Vespa, durante il lancio della puntata dove andr?? in onda l'intervista a Salvo Riina, figlio del boss della mafia siciliana Tot?? Riina, Roma, 06 aprile 2016.
ANSA/CLAUDIO PERI

Su Raiuno è andata in scena la versione bucolica della famiglia di un boss mafioso, tra sentimentalismi e discorsi insensati

Ieri sera il figlio del noto boss, invitato nel salotto di Vespa, ci ha offerto la versione bucolica della vita nella famiglia Riina. Una ricostruzione inverosimile che l’intervistatore, sostanzialmente impreparato, non riesce ad arginare, riportando l’intervistato alla realtà. Fortuna che ci pensa lo stesso Riina a ridicolizzarsi, col suo goffo tentativo di normalizzare la vita di una delle più note famiglie mafiose.

Ripercorre la sua infanzia serena, nonostante la latitanza del padre: mai nessuna perplessità sui continui trasferimenti, sui cambi improvvisi del tenore di vita, sul proprio cognome che campeggiava sui giornali, niente poteva scalfire la serenità di una normalissima famiglia palermitana. Un bambino anomalo, non incuriosito da ciò che rendeva lui e i suoi fratelli diversi dagli altri. “Siamo nati con questa vita un po’ particolare”: una conoscenza ereditata geneticamente, impressa nel dna di questi figli che semplicemente non facevano domande, neanche all’interno delle mura familiari.

Anche dopo l’arresto del padre, il Riina adolescente rimane dissociato dalla realtà. Non è convinto di ciò che si addebita al padre (e come potrebbe?). Gli ergastoli verranno dopo e comunque non scalfiscono l’opinione che ha dei genitori, che gli hanno trasmesso due valori: il bene e il rispetto. Senza questi insegnamenti non sarebbe l’uomo che è oggi, vale a dire un pregiudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso (8 anni e 10 mesi di reclusione già scontati). Dopotutto, c’è un barlume di coerenza in questo racconto.

Vespa non si scompone, lo incalza e gli consente di aggiungere anche la patetica trama sentimentale al banale racconto della sua vita. La fidanzata l’aveva lasciato dopo la condanna, non poteva aspettarlo, ma lui, preso da un senso di rivalsa, si era imposto di ottenere una condanna meno severa e c’era riuscito, come se fosse un suo merito. Sono le piccole gioie artefatte che Riina tramuta in medaglie al valore da appuntarsi al petto. Contento lui.

L’intensità dell’intervista non fa che aumentare: “Condivide l’idea che l’arresto di suo padre è una vittoria dello Stato?”. “No, perché è mio padre”. Risposte sconvolgenti. “Amo mia madre, amo la mia famiglia, non posso giudicare. Al di fuori di quello che dicono le sentenze, c’è una persona umana”.

Tirando le somme, un’intervista sterile, inconsistente, fatta di discorsi insensati vomitati in libertà sulla rete pubblica, di nessun interesse giornalistico, inutilmente oltraggiosa nei confronti delle vittime di mafia. Una marchetta al libro di Riina: 326 pagine di nulla, frasi fatte, parole vuote, per offrire una versione immaginaria e fantasiosa della sua vita da figlio di un boss, che forse – come quei bugiardi seriali che iniziano a credere alle proprie menzogne – ha bisogno di raccontare a se stesso per sostenere il peso dei giorni passati e futuri.

Ci si aspettava una toccante intervista-confessione, il pentimento per procura di un figlio innocente, anche lui vittima di scelte di vita sbagliate che altri gli hanno imposto. Non è stato così: Vespa si è trovato difronte un uomo dello stesso stampo del padre. Ci saremmo volentieri risparmiati la vista.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli