Riforme, Napoli, referendum: se il premier rilancia

Politica
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il segretariopremier ha bisogno di un colpo d’ala anche sotto l’aspetto del rapporto psicologico con il Paese, un Paese frastornato

Appeso alle intercettazioni pubblicate a puntate dai giornali, il quadro politico resta comunque nervoso e guarda alle imminenti scadenze che per gli oppositori di Renzi potrebbero costituire due mine, il referendum anti-trivelle del 17 e la mozione di sfiducia il 19. La sensazione è che l’effetto emotivo dell’inchiesta potentina e il caso Guidi stia un pochino scemando mentre è certo che il premier intende riprendersi la scena con un doppio movimento: l’approvazione definitiva (è la sesta lettura!) del ddl Boschi, cioè la riforma che prevede fra l’altro il superamento del bicameralismo perfetto, l’abolizione del Cnel, la riduzione del numero dei parlamentari. Cioè il cuore dell’azione del governo, o perlomeno uno degli aspetti fondamentali del suo programma, la riforma sulla quale Renzi ha detto di voler giocare non solo l’esistenza dell’esecutivo ma la sua personale vita politica con il referendum dell’autunno.

È un passaggio storico, come già si è detto alla quarta e alla quinta lettura – con annessi proclami, drammi, dissensi, opposizioni – perché si tratta non solo di una enorme novità in sé ma anche della metafora del disegno generale di Renzi: cambiare, semplificare, razionalizzare. Per farlo, o per continuare a farlo, il segretariopremier ha però bisogno di un colpo d’ala anche sotto l’aspetto del rapporto psicologico con il Paese, un Paese frastornato dalla perdurante crisi economica (e alle viste non ci sono rondini nel cielo azzurro, a sentire Draghi o le discussioni attorno a un Def che taglia le stime di crescita) e dal riemergere di nuovi clan e furbetti vari in grado di ricattare lo Stato giocando sul tavolo verde dell’economia reale come se fosse un tavolo da poker. Con le opposizioni scatenate nel cavalcare qualunque cose utile alla bisogna, a Renzi non resta che rispondere con i fatti.

Il suo “ritorno” a Napoli oggi – per la seconda volta in quattro giorni – è la riprova di questa voglia di cambiare i termini dell’agenda politica, passando dalle malefatte di gente come i vari Gemelli, Pastena e soc, ad una nuova concretezza sempre nel Mezzogiorno: Bagnoli giovedì, il turismo oggi. In questa situazione, forse la più difficile per il Pd targato Renzi, il leader non può mettere sul suo piatto della bilancia la compattezza del partito. Troppo roventi le quotidiane polemiche di Cuperlo, e anche di Bersani (D’Alema è un caso a parte), e con toni diversi, di Speranza per poter sperare in un ritorno a un clima diverso: la battaglia della minoranza è praticamente su tutte le questioni, basta che sia efficace nell’azione di logoramento del segretario.

Pazienza se al referendum sulle trivelle Speranza voterà Sì e il suo capo corrente Bersani voterà No: l’importante è non seguire Renzi che ha scelto la strada dell’astensione, strada perfettamente legittima in referendum che prevede il quorum, così come i Ds spiegavano all’epoca del non voto al quesito sull’articolo 18. Ma chissà se anche questi fuochi d’artificio, una volta superata questa fase complicata, non siano destinati a spegnersi, man mano che ci si avvicini alle amministrative di giugno.

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