Riforma del Senato, l’appello di Zagrebelsky non se l’è filato nessuno

Il Fattone
ZAGREBELSKY

Il giurista proponeva di sospendere l’iter del ddl Boschi perché c’è l’Isis alle porte

Sono giorni difficili per tutti, e la politica nostrana arranca un po’ affannata dietro gli eventi del grande mondo. Ma bisogna continuare a vivere, e dunque anche a discutere e a litigare, sebbene non sia facile superare un senso di fastidiosa estraneità, di surreale lontananza, di tragicomica autoreferenzialità del circo politico-mediatico. Ad ogni modo, qui stiamo e qui restiamo.

Agli amici del Fatto, com’è noto, non riesce ad andar giù la riforma del Senato. L’altro giorno il giornale di Travaglio ha pubblicato un appello di Zagrebelsky a sospendere ogni discussione e votazione sulla riforma costituzionale perché l’Occidente è sotto l’attacco dell’Isis. Qualunque cosa volesse dire Zagrebelsky, l’appello è naturalmente caduto nel vuoto, nessuno se l’è filato.

Più prosaicamente, oggi il Fatto registra una dichiarazione di Maria Elena Boschi (“Vinceremo il referendum, anche se abbiamo tutte le opposizioni contro, perché abbiamo l’appoggio del Paese”) per mettere in guardia il governo. Attenti, la vittoria al referendum è tutt’altro che scontata! E questo naturalmente è vero, come per ogni consultazione popolare.

Più interessanti le due motivazioni addotte dal Fatto. La prima è che venerdì, quando il disegno di legge è arrivato alla Camera per la terza lettura conforme, “non c’era nessuno: una ventina di deputati all’inizio, solo sette a fine seduta”.

Anche i sassi sanno che le aule parlamentari si riempiono (quasi) solo quando bisogna votare, e che gran parte del lavoro si svolge nelle commissioni: siamo dunque nell’ordinaria amministrazione – tanto più che al referendum votano gli italiani, non i parlamentari presunti assenteisti.

Il secondo elemento che spinge il Fatto a dare per vinto il referendum contro il nuovo Senato è che “ancora non si registrano cortei a sostegno della riforma, mentre un Comitato per il No è già attivo e pronto a scendere in piazza”.

Avete letto bene: il referendum si terrà (forse) nell’autunno del 2016 e oggi, a un anno di distanza, “ancora non si registrano cortei a sostegno della riforma”. Neanche contro, a onor del vero: ma il Comitato per il No, avverte il Fatto, “è già attivo e pronto”. E non appena Travaglio darà il via, le piazze d’Italia strariperanno di folla.

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