Riflettere sulla questione morale

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Berlinguer amendola

Come notava con acume Giorgio Amendola, la corruzione ha una dimensione di massa e non ne sono immuni i “subalterni”

Ricordo che negli anni ’80 il Pci e il Psi concepivano la questione morale in maniera dissimile. Per il primo essa comprendeva la “questione democratica”. Per i socialisti era la questione democratica a comprendere quella morale. E non si tratta di uno scioglilingua.

All’indomani di Tangentopoli, poi, si tendeva a idealizzare la “società civile”, contrapponendola alla corruzione dei politici. Oggi si tende non di rado a sottolineare come i fenomeni di malcostume (che si configurino o meno come reati) dipendano dalla debolezza della politica.

L’insieme della classe dirigente è toccato da uno stile a dir poco disinvolto di gestione della cosa pubblica. Nel contempo, però, come notava con acume Giorgio Amendola, la corruzione ha una dimensione di massa e non ne sono immuni i “subalterni”. Da qui l’esigenza di cambiare verso. Rilevo con soddisfazione che nelle ultime settimane in Italia e in Europa vari leader, a iniziare da Matteo Renzi, sottolineano l’importanza della cultura.

I fattori culturali come momento centrale per contrastare la violenza, il fanatismo, la demagogia, il malaffare. Non si tratta di coltivare l’illusione di azzerare i conflitti in nome della ragione, superiore a tutto il resto e universale. Ѐ il caso, piuttosto, di regolare le transazioni fra gli umani in modo ragionevole e condiviso. A tal fine occorrono buone leggi e i mezzi per farle rispettare, certo; ma servirebbe nel contempo una mentalità diffusa che promuova una serie di istanze: il rispetto reciproco, l’efficienza, la passione politica e via di questo passo.

Insomma: bisognerebbe cogliere la politicità del comportamento corretto, in nome del “dobbiamo convivere”. E convivere al meglio, con dignità.

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