Rifiuti, ecco le tre mosse per battere l’emergenza della Capitale

Roma
Rifiuti in viale Giorgio Morandi, Roma, 13 luglio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La partita è difficilissima e va cambiata radicalmente la cultura d’impresa

La situazione di Roma nel settore dei rifiuti è fuori controllo e molto fragile. Quello che serve a chi governa oggi la capitale è un bagno di concretezza e la capacità di prendere decisioni. Di fatto la maggior parte dei rifiuti viene raccolta in forma indifferenziata e avviata in modo caotico in molti impianti di «selezione» a Roma e nel Lazio, da cui proseguono la loro vita in discariche e termovalorizzatori in giro per l’Italia e all’estero.

Un sistema antiquato e fragile, legato a contratti ed accordi che traballano e determinano poi l’«emergenza rifuti» in strada, perché se non si sa dove portarli, i rifiuti non si raccolgono. Una situazione critica e fragile anche sul lato economico. Ama costa tantissimo ai cittadini romani (oltre 400 euro a tonnellata contro le 300 delle migliori città italiane, come testimonia l’ultimo Rapporto di Ispra).

L’esplosione dei costi del «dopo Malagrotta» ha compresso i già bassi margini di manovra di Ama, azienda inefficiente e poco industriale. Il commissario prefettizio ha provato ad abbassare i costi per ridurre la Tari, ma la partita è difficilissima se non si cambia radicalmente cultura d’impresa.

Vediamo le tre cose da fare urgentemente.

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