Ricordando Bulow

Resistenza
Il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano a Napoli dove, nel corso di un convegno sui diritti nelle carceri, ha sottolineato la necessita' di una revisione della riforma penitenziaria del '75, 9 giugno 2015.
ANSA/CIRO FUSCO

Estratto dell’intervento alla cerimonia in ricordo di Arrigo Boldrini a cento anni dalla nascita – Camera dei Deputati, 15 settembre 2015

Ma quale fu, in un uomo di quasi trent’anni come Boldrini, non coinvolto in una maturazione intellettuale come quella di non pochi giovani della sua generazione, l’impulso che gli fece rompere ogni indugio e lo spinse – nell’Italia in pieno marasma dell’8 settembre – a gettarsi nella mischia?

E mi si consentirà di dire come in questo senso siamo in presenza di un esempio importante per comprendere il processo ancor oggi indagato e discusso della confluenza di diverse componenti nella Resistenza. E’ stato, specialmente dopo la pubblicazione del libro di Claudio Pavone (Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza), acquisito e sottoposto a verifica tra molteplici accentuazioni e dissensi, il concetto delle “tre guerre”. La Resistenza come guerra patriottica, guerra civile e guerra di classe. Si giunse a un dato momento quasi a un referendum pro o contro la tesi della guerra civile, e il primo a deplorarlo è stato proprio Pavone fornendo tra l’altro seri chiarimenti sullo stesso modo di intendere quella contestata espressione. E insieme con i suoi interventi, sono stati di recente raccolti – e concorrono a nuove riflessioni – quelli, relativi alla stessa materia, di Norberto Bobbio. Da quest’ultimo, oltre che obiezioni e distinzioni sull’uso del termine “guerra civile” o del termine “guerra interna”, la formula delle tre guerre viene riferita alla possibile identificazione, in ciascun caso, della figura del nemico o anche dei soggetti combattenti e protagonisti della Resistenza. Egli li cataloga rispettivamente come “movimento patriottico costituito in gran parte da militari rimasti fedeli al Re”, “movimento antifascista guidato da élites intellettuali”, “movimento rivoluzionario appoggiato dal partito comunista”. Ma in quest’ultima tripartizione, piuttosto tagliata con l’accetta, dove mai si potrebbe collocare la figura di Boldrini? E possono egualmente separarsi schematicamente gli obbiettivi di ciascuna delle “tre guerre” ?

In realtà la figura del giovane Arrigo Boldrini e l’esempio della sua adesione e fulgida partecipazione alla Resistenza ci inducono a una visione più duttile e ricca. E’ lo stesso Pavone ad aver scritto: “Il criterio delle tre guerre attraversa orizzontalmente la realtà resistenziale, e cerca di individuare elementi che in misure e combinazioni sono presenti in più formazioni, se non sempre in tutte, e sono entrati a far parte di quello che si potrebbe chiamare il senso comune resistenziale.” E Arrigo Boldrini fu certamente guidato dall’impulso della liberazione della sua terra e di tutta l’Italia occupata, si ispirò a questa motivazione pur non potendosi considerare un militare di sentimenti monarchici sol perché diventato ufficiale, richiamato alle armi e inviato sul fronte jugoslavo peraltro trattenendovisi solo per brevissimo tempo. Agiva certamente in lui anche la componente del senso della lealtà verso lo Stato legittimo e verso le forze armate nel quadro di un approccio autenticamente nazionale all’impegno nella Guerra di Liberazione. Un valente giornalista e scrittore, Aldo Cazzullo, nella rappresentazione non solo appassionata ma esaustiva e obbiettiva che in un suo recente libro ha dato degli “uomini e donne della Resistenza”, delle loro storie e delle loro gesta, senza rimuovere alcun punto oscuro, ha collocato Boldrini in una sorta di categoria – quella dei “comunisti patrioti” – su cui mi sentirei per la verità di avanzare qualche dubbio o obiezione.

Ma possa o no Boldrini collocarsi in una speciale “categoria”, egli fu certamente grande patriota, senza che si possa per ciò stesso pensarlo in contraddizione con la sua adesione al PCI o con l’orientamento generale di quest’ultimo. Ci dice in definitiva lo stesso Pavone: “L’unità della Resistenza, attorno alla quale è corsa tanta retorica, potrebbe forse essere recuperata come comune, ma differenziata, aspirazione a dar vita a un uomo libero e moralmente non in contraddizione con sé stesso, quale che fossero i contenuti, anche molto diversi, con i quali l’immagine del futuro veniva riempita.” E possiamo ben dire, 70 anni dopo, che il futuro più durevole scaturito dalla Resistenza, non solo per gli italiani, è il processo di integrazione europea, nonostante le contraddizioni e i travagli che oggi sta vivendo. Delusi, e radicalmente critici, per l’esito della Resistenza rimasero solo coloro che “l’immagine del futuro” – per dirla con Pavone – riempirono con una velleitaria prospettiva di rottura rivoluzionaria. Ad essi, Bobbio così si rivolse nel 1992 : “Grazie alla Resistenza, il popolo italiano, a poco più di un anno dalla fine della guerra, poté scegliere il proprio destino in libere votazioni, con il referendum istituzionale prima, con le elezioni alla Costituente, poi, onde nacque la Costituzione repubblicana, discussa e approvata da uomini la cui stragrande maggioranza rappresentava i partiti antifascisti. La Costituzione fu anche prova suprema della pacificazione fra i partiti che avevano combattuto insieme un nemico comune pur divisi sulle prospettive del futuro.” Ecco definito con semplici e concrete parole di verità il debito storicamente incancellabile di gratitudine che l’Italia ha contratto e conserva verso la Resistenza, verso i suoi caduti, verso tutti i suoi artefici, tra i quali in primo piano Arrigo Boldrini, verso tutte le sue componenti – i militari che rifiutarono la resa dopo l’8 settembre, le ricostituite forze armate italiane, gli antifascisti storici, le formazioni partigiane di ogni tendenza, la popolazione solidale con i combattenti della libertà. E il nostro, sempre attuale debito di gratitudine, siamo chiamati a onorarlo rendendo omaggio a figure come quella di Boldrini-Bulow, e assolvendo il dovere di raccontare la Resistenza e di riflettere sulla Resistenza. E’ il dovere che abbiamo nei confronti dei giovani e che l’omaggio a Boldrini ci ha oggi aiutato a compiere.

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