Ribadisco, inaccettabile l’antisemitismo del BDS

Cultura
epa04894034 Pro-Palestinian groups and espectators during the US Jewish artist Matisyahu performance at Rototom Sunsplash Festival in Benicassim, eastern Spain, 22 August 2015. Matisyahu has jumped to the media this week by the controversy cancellation of his concert over his refusal to position on Palestine.  EPA/DOMENECH CASTELLO

Continua il dibattito sul Festival Rototom e la partecipazione di Matisyahu

Ho letto la risposta di uno dei sostenitori del movimento di boicottaggio contro Israele, al mio articolo in merito al caso Matisyahu. Per quanto il solo ripensamento del Festival Rototom basterebbe a dimostrare il fondamento del mio pezzo, rispondo volentieri a chi tenta di negare l’antisemitismo del movimento BDS. Lo farò affrontando direttamente i temi toccati nella replica.

Per quanto concerne la vicenda Matisyahu, continuo a ritenere vergognoso che soltanto a un artista ebreo sia chiesto di giustificare le sue – supposte – posizioni politiche. Altrettanto, invece, non viene fatto nei confronti di tutti quei musicisti che, pubblicamente, attaccano Israele in ogni occasione, anche quanto ad essere colpiti sono i suoi cittadini. Un trend vergognoso che non ha toccato solamente Matisyahu, ma anche altri importanti artisti quali Raiz, Noa e Idan Raichel. Chiunque non rispetti i canoni di critica del BDS, ovvero chiunque non neghi a Israele il diritto di autodifesa e di esistenza, è un nemico da ostracizzare in ogni occasione.

Per quanto concerne la prima Freedom Flotilla, ovvero la cosiddetta spedizione umanitaria per rompere il blocco di Gaza, basterebbe ricordare che chi la organizzò – la “Ong” turca IHH – è stata successivamente messa sotto inchiesta in Turchia per contatti con al Qaeda. L’ultimo raid della polizia turca contro gli uffici dell’IHH risale al 2014 (Hurriyet Daily).

Qualunque siano le “linee guida” del BDS, nei fatti quello che si vede è un movimento di odio e negazione del diritto stesso di Israele a esistere. Tra le altre cose, è assai frequente vedere manifestazioni di sostenitori BDS con le bandiere del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, un gruppo inserito nella lista delle organizzazioni terroriste dalla stessa UE. Il PFLP, per la cronaca, non riconosce alcun accordo di pace sinora firmato tra israeliani e palestinesi.

Fa ridere veder citato nel testo Omar Bargouthi. Il signor Barghouti promuove la soluzione del “singolo stato in Palestina”, ovvero la cancellazione di Israele dalle mappe. Tra le altre cose, in un’intervista a Le Monde, ha espresso il desiderio di vedere gli Ebrei vivere come minoranza in Palestina. Non solo, in un’intervista data nel 2010 al giornale arabo al-Adab, Barghouti ha giustificato il terrorismo nei confronti degli israeliani.

Per capire la vera natura del BDS non serve leggere le mie parole, ma basta riportare quelle dell’editorialista del New York Times, Roger Cohen, non passibile di essere un sostenitore dell’attuale Governo israeliano (New York Times). Cohen ha denunciato l’“agenda nascosta del BDS”, il cui vero obiettivo è la distruzione di Israele e il mascheramento dell’antisemitismo attraverso un bieco anti-sionismo.
Potrei continuare ancora a lungo.

Chiudo con due appunti. Il primo, comico, rileva come delle campagne BDS non faccia parte Hamas, mai criticato dagli attivisti pro-palestinesi, che quotidianamente importa beni da Israele senza troppi problemi. Denuncia non mia, ma di Ahmed Assaf, membro di Fatah (Wafa News Agency, 28 febbraio 2015). Secondo appunto, di natura personale: invito a leggere alcuni dei commenti ricevuti dopo la pubblicazione del pezzo su Matisyahu. Uno di quelli diceva “…gli ebrei sono peggio dei nazisti…”, mentre un altro addirittura proclamava gioioso “l’ho sempre detto che Hitler bisognava lasciarlo fare…”. Non serve aggiungere altro.

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