Restiamo nel Pd da ex civatiani, ma ora rispettate le regole

Pd
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La costruzione di una nuova sinistra laica e ulivista non è un impegno che riguarda solo noi

Abbiamo sempre lavorato alla costruzione di un partito e di un centrosinistra largo e utile ed è quello che continueremo a fare. Questo però non ci nega la possibilità di poter affermare che l’abbandono da parte di Pippo Civati e di tanti compagni con i quali abbiamo costruito la nostra mozione nell’ultimo congresso nazionale non rappresenti una sconfitta per tutto il Partito democratico.

L’obiettivo di noi che siamo rimasti rimane lo stesso: parlare ai delusi del Pd che non si riconoscono in questo gruppo dirigente nazionale, ma che non amano nemmeno l’approdo chiassoso dei pentastellati, continuando ad essere il punto di aggregazione e lo strumento attraverso il quale chi è fuori dal Partito democratico possa entrarci e autorappresentarsi.

Costruire una proposta partitica vera, laica e ulivista, ma soprattutto un pensiero le cui idee camminino sulle gambe di una organizzazione radicata nei territori , che sia alternativa all’impostazione che Matteo Renzi e il suo staff stanno dando al Pd, non può più essere un problema che riguarda solo gli esuli della mozione Civati, ma coinvolge una storia più grande e importante, ovvero tutto il campo del centrosinistra italiano.

È per questo che non rinunceremo al processo di alternativa interna ma che sappia con coraggio guardare al paese, che si può edificare nel Partito democratico.

Lo faremo come sempre con le nostre parole, con le nostre proposte politiche e organizzative. Partendo da un concetto base: non può esistere la democrazia interna e il pluralismo in un partito se questo non fa rispettare gli statuti regolamentari di cui si è dotato. Dobbiamo infatti prendere atto che questo non accade e che le nostre segreterie e le nostre commissioni di garanzia agiscono su mandati componentizi precisi e mai su criteri oggettivi. La strada è quella di entrare nel merito delle vicende che alimentano la vita del nostro partito.

Riporteremo al centro della discussione il tema delle primarie e di una legge che possa regolarle. Esse infatti non sono solo lo strumento fondativo del Pd, ma anche il metodo senza il quale oggi Matteo Renzi probabilmente non avrebbe fatto nemmeno il sindaco di Firenze.

Rilanceremo la questione morale e i criteri di selezione delle classi dirigenti, ma anche la battaglia per i diritti civili, quella per uno sviluppo sostenibile e di come si crea lavoro in un paese che nel suo mezzogiorno ha picchi di disoccupazione e di povertà indegni per uno stato che vuole farsi motore d’Europa.

Abbiamo ereditato un percorso importante, la cui storia ci insegna che occorre costruire ponti con tutto il vasto campo del centrosinistra italiano e non alzare steccati come qualcuno nel Partito democratico vorrebbe. Proprio perché sentiamo sulle spalle il peso enorme di questa sfida e poiché crediamo ancora di godere delle migliori menti politiche ed organizzative del Pd, continueremo il lavoro di assembramento di tutta la sinistra, che non si caratterizzi sull’antirenzismo, ma su una battaglia politica chiara, alternativa e innovatrice che possa finalmente manifestarsi ed essere vincente già al prossimo congresso nazionale del Partito democratico.

 

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