Renziani scettici? Leggete Visco sul Fatto e si dissolverà ogni dubbio

Il Fattone
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Anche il più tiepido dei renziani fuoriesce dalla lettura renzianissimo

Può capitare anche ai più convinti sostenitori di Matteo Renzi di avere, a volte, qualche dubbio. Può capitare che questa o quella scelta dell’ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd, soprattutto dopo la sconfitta referendaria, appaia discutibile o lasci perplessi anche i simpatizzanti più generosi. Può capitare che persino a qualche fedelissimo venga un dubbio per di così universale, esistenziale, cosmico sul futuro politico di Renzi: in fondo, la botta è stata davvero dura e i nemici non hanno smesso di accanirsi.

Poi uno legge l’intervista di Vincenzo Visco al Fatto di oggi e ogni perplessità, ogni dubbio, ogni distinguo si dissolve magicamente senza lasciare traccia alcuna: e anche il più tiepido dei renziani fuoriesce dalla lettura renzianissimo.

L’ex ministro delle Finanze del governo Prodi (“Riempie le casse ma svuota le urne”, diceva di lui Massimo D’Alema) si lancia a testa bassa in un’invettiva che, per colpire Renzi, trascina nella polvere tre anni di governo, un ventennio almeni di storia politica italiana e l’intero Pd, al punto per persino l’intervistatore – l’educato Antonello Caporale – è costretto a chiedersi, e a chiedere a Visco, se la sua “severità” non sia in realtà “velata di rabbia”.

Tanto per cominciare, Renzi è un deficiente: ha infatti spostato il Pd a destra “inconsapevolmente”, cioè senza alcuna riflessione, senza neppure volerlo, “a sua insaputa”. Un perfetto cretino. Un “incompetente”, come tutta la generazione venuta alla ribalta in questi anni, capace soltanto di “disastri”, posseduta dalla “fregola del potere” e naturalmente “di assoluta inconsistenza”. Mica come Visco che – parola di Visco – a soli trent’anni “arrivava in politica già ‘imparato’, aveva una competenza”, eppure “ha aspettato altri quindici prima di avere responsabilità di governo”. Imparate, idioti, imparate.

Che cosa poi sia la destra e che cosa la sinistra, Visco lo spiega con queste parole: “La sinistra mette al centro la società e le dinamiche sociali. La destra l’individuo”. Neanche Amedeo Bordiga – non diciamo quei menscevichi di Tony Blair o Walter Veltroni – avrebbe potuto sottoscrivere una sintesi così rozza, scolastica e politicamente inservibile del pensiero politico contemporaneo. Ma Visco ne è a tal punto convinto da bocciare persino la legge sulle unioni civili: “Un governo che ha più attenzione per i diritti civili che per quelli sociali non è un governo che rispecchia i valori e le politiche di sinistra”. Manca soltanto la citazione sull’insignificanza della “sovrastruttura” e sui pericoli dell’“individualismo borghese” e il tuffo negli Anni Trenta della Russia sovietica è completo.

Le conclusioni di Visco sono lapidarie: il Pd “si scomporrà e tutto ritornerà al giusto punto di origine”. Vale a dire che “la sinistra deve fare la sinistra, quelli di centro rifaranno una nuova Margherita”. Per riunirsi poi in un’alleanza di governo? Boh. Visco non si esprime. Del resto, chissenefrega del governo. L’importante è ritrovarsi con gli amici, e meno siamo e meglio stiamo, e in ogni salotto, mi raccomando, non dimentichiamoci mai di parlare con trasporto e viva emozione dei “diritti sociali” negletti da quel cialtrone di Renzi.

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