Renzi vince anche se perde. Lo dice Padellaro (e Travaglio sviene)

Il Noista
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È l’apoteosi della personalizzazione

A poco più di due settimane dal voto referendario, la confusione sotto il cielo sembra superare l’immaginabile e forse anche l’inimmaginabile. D’accordo, siamo nell’epoca della “post-verità” – fino all’anno scorso si sarebbe detto “menzogna”, ma i tempi cambiano e le parole devono provare a rincorrerli – e dunque tutto sembra lecito: e così, anziché scandalizzarsi, conviene forse sedersi in poltrona, mettersi comodi e godersi lo spettacolo.

Del resto, l’unica granitica certezza sopravvissuta alla tempesta che sta travolgendo il circo politico-mediatico un po’ ovunque in Occidente è che tutte le previsioni sono inesorabilmente destinate a fallire.
L’ultimo campo da gioco su cui esercitare la fantasia (in ordine di tempo) è quello del dopo-Renzi. O meglio, del dopo-referendum in caso di vittoria del No. O meglio ancora, del dopo-No in caso i Sì fossero più del 40%… e così via ad libitum: il campo delle possibilità, com’è noto ai filosofi, agli astrologi e ai fisici teorici, è letteralmente infinito.

Un Noista di valore, Antonio Padellaro, oggi riesce però a soprendere anche il più accanito e fantasioso probabilista. La sua tesi – e chissà il crollo nervoso di Marco Travaglio, quando ha letto il pezzo odierno del Fondatore – è che Renzi vince in ogni caso: “perfino un No – scrive Padellaro – potrebbe sì scuoterlo ma non abbatterlo del tutto. Per almenio cinque ragioni”.

Sì, avete letto bene: non una, ma ben cinque ragioni depongono a favore di una vittoria renziana a prescindere.

Eccole: Renzi resta comunque segretario del Pd (“Chi potrebbe disarcionarlo? Via, non scherziamo”); il prossimo presidente del Consiglio, chiunque sia, “è a Renzi che dovrebbe rendere conto”; Berlusconi è pronto ad un nuovo Nazareno e Renzi, pur non sottoscrivendo altri patti con il Cavaliere, “si terrà tutte le strade aperte”; la riforma della legge elettorale consentirà a Renzi di “togliersi dai piedi il ballottaggio” e impedirà dunque nei secoli la vittoria del M5s; infine: “dalla Fiat di Marchionne alla grande finanza internazionale, i cosiddetti poteri forti sono tutti con Renzi anche perché non vedono alternative. Di lui si fidano. Perfino Bruxelles ha deciso di stare al gioco”.

C’è del vero, in questa analisi: ma c’è anche il segno evidente di una supremazia, di un’egemonia renziana che coinvolge e ammalia anche i suoi avversari più tenaci, convinti a quanto pare dell’invincibilità del premier e dell’impossibilità di disarcionarlo.

Così, la famigerata “personalizzazione” del referendum giunge infine alla sua apoteosi: non soltanto il voto del 4 dicembre è su Renzi, ma il risultato è ininfluente perché “Renzi vince anche se perde”.

Mah. Nel dubbio, votiamo Sì.

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