Renzi torna a parlare al cuore

Festa de l'Unità
6 settembre - Intervento di Renzi

Sparisce (o quasi) la rivendicazione delle riforme fatte e la promessa di quelle da fare, il discorso del premier è tutto basato sulla narrazione del “Sì”

INVIATO A MILANO – Matteo Renzi sa di aver bisogno del “suo” popolo per affrontare le battaglie che lo attendono alla ripresa dell’attività parlamentare, a partire da quella sulla riforma costituzionale che approda martedì al senato. Così, in chiusura della Festa nazionale de l’Unità a Milano, sorvola tutti i temi al centro dell’agenda di governo e del Pd, senza soffermarsi su nessuno di questi: il lavoro, le tasse, i diritti civili, l’organizzazione del partito, per dirne alcuni. Chi sta qui li conosce già e Renzi scommette sul fatto che anche la maggioranza degli italiani siano d’accordo con lui.

Iniziano a rilevarlo anche i primi sondaggi: esecutivo e Partito democratico stanno tornando a occupare nuovamente il centro della scena politica, al ritorno delle vacanze. Oltre ai sondaggi, c’è poi il dato sulle donazioni del 2×1000 che ha fatto capire che quella “connessione sentimentale” con gli italiani è tutt’altro che persa, come dice invece D’Alema (unico bersaglio interno direttamente citato nel comizio dal palco).

La fase di difficoltà sembra essere superata. È ancora presto per capire quali siano le spiegazioni: certamente la promessa sull’abolizione delle tasse sulla prima casa ha avuto qualche effetto, ma più che singoli argomenti è il clima che sta cambiando. Proprio quando la crisi migratoria tocca il suo apice, la Lega appare in calo. A contrastare i dem rimangono sempre più solo i Cinquestelle. Non è un caso se grillini, leghisti e lo stesso D’Alema siano gli unici riferimenti “negativi” citati da Renzi.

Per il resto, quello del premier è un discorso tutto giocato sui sentimenti: l’orgoglio per la riuscita di Expo, la commozione per la foto del bambino siriano morto sulla spiaggia di Bodrum (mostrata senza remore sul palco), l’indignazione per chi ancora rifiuta di aiutare i profughi, la fiera rivendicazione della buona politica. Se ancora ieri proprio qui alla festa si discuteva della necessità di riprendere una “narrazione”, Renzi è tornato a imboccare quella strada apparentemente senza alcuna difficoltà, dopo un lungo periodo in cui a prevalere era stato il minuzioso racconto dei risultati ottenuti e l’ambiziosa promessa di ciò che si vuole fare. Spesso senza la dovuta efficacia.

Ha capito, Renzi, che il “suo” popolo ha bisogno di ritrovare quel feeling emotivo, che era stato troppo a lungo trascurato. E probabilmente la festa sarà solo il primo step di un percorso che durerà almeno fino al tradizionale appuntamento della Leopolda di fine ottobre. La prima persona singolare lascia il posto non tanto a un “noi” da Pd-pride, quanto piuttosto a un più onnicomprensivo “l’Italia”, quella che vuole cambiare, quella che “dice Sì”. Quella sulla quale in questo momento solo Matteo Renzi sa di poter esercitare un ruolo di leadership.

 

(foto di Stefano Minnucci)

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