Renzi-Richetti: nessuno scontro, hanno ragione entrambi

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Matteo Richetti arriva all'assemblea dei deputati del PD per discutere dell'elezione del presidente della Repubblica, Roma 26 Gennaio 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La rottamazione si è impantanata, ma con un governo di larghe intese non potrebbe essere altrimenti. Al congresso, facciamo più liste per sostenere il segretario

I recenti attacchi contro Matteo Richetti sono per me incomprensibili. Cadere nelle provocazioni dei gossippari che vorrebbero ridurre tutto a capricci fra bambini è offensivo per la propria intelligenza e profondamente ingeneroso per tutto quello che i due Matteo hanno fatto fino ad oggi.

Restiamo alla politica. Da una parte abbiamo Renzi, il caterpillar al governo, con obiettivi ambiziosi e concreti, che non guarda in faccia nessuno. Dall’altra l’insofferenza crescente di chi considera appannati alcuni impegni assunti nelle varie Leopolde, in particolare per quanto concerne la gestione del partito. Due questioni contrapposte, o due facce della stessa medaglia?

Che l’analisi di Richetti sia corretta non lo nega nessuno: la rottamazione si è impantanata. Allo stesso tempo, però, è anche vero che un governo di larghe intese e il rinnovamento del partito sono due cose che insieme non possono stare. Non adesso almeno. Il problema quindi è capire cosa debba avere la priorità. Ma su questo non ci possono essere dubbi: il governo e le sue riforme sono assolutamente più importanti. E lo stesso Richetti non ha mai sostenuto il contrario.

Ma allora, se Richetti non ha alcuna intenzione di sfidare Renzi, né di mettere in discussione le riforme del governo, perché i “renziani-renziani” si scaldano tanto? E ancora, se lo stesso Richetti dice di voler continuare a sostenere lealmente Renzi e che è giusto che mantenga il doppio ruolo, perché i renziani-richettiani incolpano Renzi della mancata riforma del partito? Forse a qualche facinoroso sta sfuggendo il dettaglio che le due dinamiche non sono affatto in contraddizione. Renzi deve continuare a spingere in ogni modo possibile le riforme del governo. Ma anche quella di Richetti sul territorio è una battaglia fondamentale. Ed è una battaglia di prospettiva. Alzare i toni adesso, non certo per andare contro Renzi, ma per rimettere al centro i temi a noi più cari e farne una piattaforma politica per il prossimo congresso.

Sperando che questa volta si possa sostenere la conferma di Renzi non con un listone unico e indistinto, ma con più liste diverse, per poter capire quanto sia ampio lo spazio dei veri “rottamatori”. Consapevoli, tra l’altro, che da questa sfida potrebbe dipendere il profilo delle liste del partito alle prossime elezioni. Prima le riforme e il referendum però. Altrimenti tutto questo non avrebbe alcun senso.

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