Renzi: “Prendiamoci il futuro”. E ora mille Leopolde

Leopolda 2015
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo discorso alla Leopolda, Firenze, 13 Dicembre 2015. ANSA/ US/ PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI 

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L’intervento di Matteo Renzi alla stazione fiorentina

Grazie a tutte le volontarie e i volontari della Leopolda6. Ringraziare i volontari è riduttivo, se ci guardiamo indietro. C’è da mettersi una mano sul cuore e dire “che cosa straordinaria è avvenuta partendo da Firenze”: abbiamo rovesciato il sistema politico più gerontocratico che aveva l’Europa. Abbiamo dato stabilità al Paese, abbiamo portato un partito politico – il nostro – ad essere il partito politico più votato in Europa. Tutto è nato da un’intervista di rabbia, di frustrazione, in cui per la prima volta abbiamo parlato di rottamazione. Questa intervista è diventata un progetto politico che ha appassionato migliaia di persone alla politica e al Paese.

È accaduto perché un gruppo di cittadine e cittadine ha scelto di riappropriarsi della propria cittadinanza. Adesso la sfida è dare gambe al processo di cambiamento più straordinario dell’Italia degli ultimi anni. Abbiamo vinto anche senza mettere le bandiere del Pd qui. Chi ci chiedeva di portare le bandiere qui, poi ha lasciato il Pd. Noi portiamo il Pd a governare, a governare in Italia e abbiamo la bandiera tatuata nel cuore, ma concepiamo questo spazio come spazio di libertà. Noi restiamo nel Pd. Facciamo molti errori, ma siamo coraggiosi, nei nostri errori tentiamo. Se ci guardiamo indietro pensiamo che è stato bello provarci, che sarà ancora più bello continuare, ma c’è un grande insegnamento che viene dalla Leopolda: è l’idea che in Italia le cose possono cambiare.

La rassegnazione è stata cancellata dal vocabolario della politica, è stata mandata in cantina una volta per sempre. La cosa straordinaria e strepitosa di questo 2015 è che le riforme possono essere realizzate. C’è stato un momento preciso in cui tutto ciò è apparso nella sua evidenza: quando il Parlamento che era bollato come “dei 101 franchi traditori” ha eletto quel galantuomo di Sergio Mattarella presidente della Repubblica, quando pensavano che dovesse divenire la nostra ultima pagina e invece è stato l’inizio. Omaggiamo l’arbitro di tutti gli italiani.

Giù le tasse

In quest’anno abbiamo combinato tante cose. Stiamo buttando giù le tasse. Voi dite: l’abbiamo già sentita. Sì, ma non l’avete mai vista. Se non ci sarà più IMU e TASI sulla prima casa, deriva dal fatto che l’intuizione di riportare i capitali dalla Svizzera in Italia è nata dalle primarie 2012. Per la prima volta in quattro anni i consumi sono tornati a crescere: se finalmente ce la mettiamo, tutte le cose possono cambiare. L’abbiamo visto sul lavoro: oggi i precari conoscono la parola tutela nel loro contratto e possono accendere un mutuo.

Il Jobs Act funziona

Non tutto ci è riuscito bene: sulla scuola abbiamo fatto un passo in avanti importante, ma non siamo riusciti a coinvolgere tutti. Il prossimo anno il PD farà un investimento sulla formazione politica, e se quei ragazzi saranno gli artefici della nostra rottamazione, diciamo “Benvenuti, è questa la bellezza della vita”. Noi non facciamo per sempre politica, ma fino a quando la facciamo la facciamo a viso aperto e a testa alta. Trovo che sia straordinario che abbiamo potuto portare un elenco di risultati. Ma detto questo, posso dirvi che non abbiamo fatto niente ancora? Non si passa alla storia per aver recuperato quello che non hanno fatto quelli di prima. Ma la vera domanda è: pensando ai vostri figli, c’è la volontà di costruire un orizzonte diverso da quello che abbiamo visto fino ad oggi? Noi non abbiamo il volto finto pensoso di chi si ritiene depositario del sapere universale. Sappiamo chi siamo, artefici di una chance che non ci hanno dato, ce la siamo presa. Adesso possiamo spiegare cosa vogliamo fare da qui ai prossimi 20 anni? Io non propongo uno story telling, credo che 20 anni di distruzione sistematica non abbiano ancora compromesso la fiducia che è il più grande valore civile ed economico, è il presupposto per ripartire. Dare un messaggio di fiducia significa cercare di valorizzare ciò che abbiamo.

Investire sull’Italia

L’unico modo per far ripartire la crescita è quello di investire sull’Italia e sugli italiani. Noi dobbiamo fare un cambiamento: passare dal tempo dell’invidia al tempo dell’ammirazione. Gli americani pensando all’Italia dicono “wow”, gli italiani dicono “mah”: è una differenza di approccio. Se dico “wow” sono capace di riconoscere che se uno ci prova, quello lì ce la può fare, se è bravo e se la gioca ce la fa. Ecco perché la valutazione nella scuola, nella pubblica amministrazione, il merito è la chiave della Leopolda. Poi le cose che non vanno, vanno cambiate. Ma l’Italia dei nostri nonni ha ottenuto i risultati perché c’era gente che si è tirata su le maniche: sono orgoglioso della terra dei miei nonni, voglio essere orgoglioso della terra dei miei nipoti. C’è un luogo per vedere se nel 2016 si passa dalle chiacchiere ai fatti, altre tre lettere: SUD.Noi abbiamo un problema al Mezzogiorno.

Sud, niente alibi

Vorrei che questa stazione sentisse rimbombare le cose che stanno in questa legge di stabilità sul Sud, perché noi non siamo più quelli che si possono permettere alibi. Per la prima volta si sblocca Bagnoli, ci sono i soldi, il procedimento e il commissario. La Salerno-Reggio Calabria. Il porto di Gioia Tauro. 900 milioni alla regione Sicilia, dove non si può continuare a fare polemica. La Sardegna con la continuità territoriale, l’Abruzzo che ha quasi un miliardo per risollevarsi dalla vicenda dell’Aquila una volta per tutte, la Basilicata meravigliosa e la sua Matera con la possibilità di riscattarsi essendo capitale della cultura 2019. Dobbiamo arrenderci alla realtà: il Sud ha tutto per risollevarsi. Gli manca la volontà di farlo? No. Saremo nelle condizioni perché questo elenco sia verificato alla prossima Leopolda. Ora è il momento di dire basta con le chiacchiere, chi ha il coraggio e la forza di farcela, lo faccia.

La situazione internazionale 

Europa, clima e venti di guerra. Dunque la fiducia come condizione del nostro lavoro anche a livello internazionale. Europa, clima e venti di guerra che ci sono in questo momento nel mondo. Prima una parentesi: io sono assolutamente certo che non abbiamo bisogno di misure elettorale o di mancette. Se si votasse oggi vinceremmo con risultati migliori delle europee. Un leader vero non si preoccupa di guardare i sondaggi, li cambia con il coraggio di ciò che deve dire e deve fare.

I sondaggi

Io perdo volentieri punti dei sondaggi, ma non perdo la faccia davanti ai miei figli. Noi siamo l’Italia. Se c’è tanta gente che in questo momento guarda a noi è perché c’è un partito della ragione, gli unici alternativi al nichilismo al disfattismo, gli unici che vogliono bene all’italia. La fiducia è fondamentale anche per poter giocare una partita a livello europeo. Noi siamo il Paese che più di ogni altro è affezionato a un’idea europeista. Crediamo che l’Europa sia un insieme di valori non soltanto economici. Insieme, tutti insieme, se abbiamo detto che quello è il punto, quello è il punto. Ma rivendichiamo la possibilità di dire all’Europa che bisogna che ricordi qual è la sua anima. Dev’essere punto di approdo non solo per migranti, ma anche per scienziati, sognatori, poeti. Se non riusciamo a recuperare questo valore, non si va da nessuna parte. 

Clima, accordo storico

Chiediamo di essere all’altezza dei sogni dei cittadini. L’ha fatto ieri la comunità internazionale sul clima: è un accordo che potrebbe davvero essere storico. Infine il terzo punto: l’Italia che ha fiducia in se stessa non ha paura di dire la propria sulle questioni della guerra. Noi non pensiamo che lo strumento militare non serva a niente, anzi. Nessuno ha dubbi che ci sia un investimento da fare alle nostre forze militari in Afghanistan, Libano, Iraq, Somalia, sul Mediterraneo, nei Balcani. Di fronte a ciò che è avvenuto a Parigi esattamente un mese fa non possiamo far finta di nulla, non è bombardando di qua e di là che si risolve il problema.

Terrorismo e guerra

Quelle persone che hanno ucciso sono nate, cresciute ed educate in Europa. La questione culturale è centrale. Noi metteremo risorse anche per chi ha bisogno di sentirsi più sicuro, ma per ogni persona che si chiude in casa, ci dev’essere una piazza che ospita un evento culturale. Per ogni centesimo investito in sicurezza, ci dev’essere un centesimo investito in cultura. Per ogni euro in polizia, ci dev’essere un euro a disposizione dell’educazione. È questo ciò che l’Italia può fare per aiutare l’Europa. Siamo quello che siamo grazie ai nostri padri, siamone all’altezza. Nei prossimi 20 anni dobbiamo essere in grado di dire con forza che questo è il luogo dell’innovazione. Il progetto del post-Expo è l’idea di tenere insieme le caratteristiche più forti dell’Italia: ricerca, innovazione tecnologica, big data su genomica sanità. Vi verrà il sospetto che possa esistere progetto che tiene insieme cultura, big data, sanità, e fare un centro che abbia l’ambizione di essere un centro mondiale? I soldi ci sono, vanno spesi bene. Se lo faremo bene, allora avremo la possibilità di essere un modello a livello mondiale, se non lo facciamo è colpa nostra.

Fiducia nei magistrati

La verità e il tempo sono dalla nostra parte. Mio padre ha ricevuto un avviso di garanzia 15 mesi fa, si è visto crollare il mondo addosso. Gli siamo stati vicini e gli abbiamo detto: “Nessuno dubita di te nonno, nessuno dubita di te babbo. Sentiti circondato dall’affetto di chi ti vuole bene e ti stima. Zitto e aspetta”. Sono passati 15 mesi, due volte la procura ha chiesto di archiviare. È il secondo Natale che lo passa da indagato. Ho fiducia nei magistrati italiani e sono grato che studino con attenzione tutte le vicende. La separazione dei poteri è una delle cose più belle di questo Paese e per questo ho stima e fiducia nei magistrati. Mio padre mi sta accusando di sbagliare strategia. Non consentiremo al titolo di un giornale di cambiarci la giornata, perché abbiamo due alleati: la verità e il tempo, che sono dalla nostra parte. A chi pensa di vivere di polemiche: non ci avrete. Saremo sempre consapevoli che nessuno è perfetto, ma nessuno si può permettere di mettere in discussione la grande occasione che abbiamo: cambiare l’Italia. Non la sprecheremo in polemiche autoreferenziali. L’occasione mi è preziosa per parlare di banche: quello che è accaduto negli ultimi 10 anni chiama in causa molte istituzioni, in alcuni casi qualche banca di partito che è rimasta al verde perché hanno fatto il crac.

Banche, commissione d’inchiesta

Noi consideriamo valore morale, civile, etico, e dunque politico, fare chiarezza massima, quindi diciamo sì alla commissione d’inchiesta. Noi non abbiamo nessuno scheletro nell’armadio, siamo stati noi a fare un decreto per ridurre il numero di banche e ci hanno fatto ostruzionismo. E se si è deciso di dare all’UE tutti i poteri è normale che poi si debbano rispettare le regole che ci vengono date. Non abbiamo fatto nessun favoritismo mai. Io domattina rifarei quel decreto perché se non l’avessi fatto un milione di conti correnti sarebbero stati chiusi, non avremmo salvato risparmiatori, non ci prendiamo in giro: la verità è più forte delle chiacchiere.

Chi strumentalizza la morte

Chi ha sbagliato pagherà. Non ci sono mai stati intoccabili. Chi pensa di strumentalizzare la vita deve fare pace con se stesso, chi pensa di strumentalizzare la morte delle persone personalmente mi fa schifo. Le polemiche politiche si fanno a viso aperto, mai strumentalizzando i suicidi. Mentre assicuriamo la commissione d’inchiesta, diciamo anche che il sistema bancario italiano è uno dei più solidi. Ve lo dico guardandovi negli occhi, perché ho visto le carte: è più solido di quello tedesco. La verità verrà fuori anche su questo, l’importante è avere una buona memoria. Si riduce lo spazio politico destinato alle memorie, ma contiene più cose. Allora è il momento di rimboccarci le maniche, adesso lo facciamo. Che cosa penso di quello che ci attende: credo che dalla Leopolda sia arrivato il messaggio che non c’è un finale già scritto, che non c’è un film che devi soltanto recitare. Io non sono un predestinato. Qui ci sono donne e uomini che domattina tornano a lavorare, e questa gente non si precipita a vedere l’ultima dichiarazione, non è interessata a leggere l’ultimo retroscena sulle amministrative. Va a lavorare e vuole semplicemente che l’Italia torni a credere in se stessa. Il punto è che tornando a lavorare dovete avere la consapevolezza che un pezzettino della responsabilità è anche vostra. Siamo cresciuti con una classe politica campionessa mondiale degli alibi. Il senso profondo della Leopolda non è attribuire a voi una responsabilità che ho per me e me la sento tutta, ma se sono qui è merito o colpa vostra, e se falliremo sarà stata solo colpa mia.

Mille Leopolde

Abbiamo messo uno stacchetto musicale “Go big or go home”: vai alla grande oppure vai a casa. Noi siamo fatti così: o facciamo le cose sognando in grande oppure abbiamo fallito. Noi le cose le facciamo perché ci crediamo, perché siamo assolutamente certi che sia l’unico modo per essere degni di chiamarci “uomo”. Da qui all’anno prossimo facciamo 1.000 Leopolde perché andiamo al referendum a Ottobre e dobbiamo andare in tutti i posti d’Italia e parlare con le persone per schiodarci dall’indifferenza. Per favore, l’entusiasmo e il senso di questi giorni prendeteli e da qui al prossimo anno prendiamoci l’impegno di organizzare 1.000 luoghi d’incontro in cui andiamo a raccontare perché l’Italia la stiamo facendo ripartire. Poi ci rivedremo qui. Ci attendono due Leopolde elettorali. Essere uomo vuol dire sentire che posando la propria pietra si contribuisce a costruire il mondo: è il senso della responsabilità che cambia la vita delle persone. Ciascuno di voi è responsabile dell’Italia e per i propri figli, andiamo a prenderci il futuro e non sprechiamolo, non buttiamolo via.

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