Renzi, ora devi rottamare i capibastone locali

Pd
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante l'apertura della campagna elettorale del Pd al Teatro Stabile di Mantova, 19 aprile 2015.
ANSA/FILIPPO VENEZIA

I guai del Pd in periferia hanno radici lontane. Serve una leadership collettiva e un nuovo “metodo Barca” esteso a tutta Italia

C’è la necessità e l’urgenza di chiedersi, prima di ogni altra inchiesta, se quello che è successo nel Pd romano sia un caso isolato o rispecchi la condizione del 90% dei circoli italiani. Ad essere buoni. Perché la forza innovativa di Renzi ha portato a una mutazione genetica del Pd che ha una data precisa. Per ogni circolo è quella dei congressi locali del 2013. Quando, permettendo a chiunque di farsi la tessera fino all’ultimo giorno, c’è stata una guerra a conquistare le segreterie locali e provinciali vinta nel peggior stile democristiano da pacchetti di tessere preconfezionati.

Sia chiaro che vizi e virtù attuali derivano da responsabilità ben precedenti. Renzi ha accelerato un processo. Un processo già iniziato a macchia di leopardo con i Ds e che si sperava potesse essere arrestato dall’idea veltroniana di un partito di ben più largo respiro. A livello locale questo processo ha fatto i conti, senza nascondercelo, con appalti di dubbia natura, con varianti ai piani regolatori e con assunzioni clientelari. Con il buon risultato che abbiamo perso il nostro tratto distintivo di berlingueriana memoria sostituendolo con un simulacro buono per i gonzi militanti che ci hanno creduto fino alla fine e che continuano a crederci.

Nell’ultimo periodo si è verificato di peggio. Abbiamo assistito inermi a un partito che, a livello locale, non conta un bel niente, sostituito com’è dal potere dei capibastone e dei loro voti o spesso compiacente a scelte prese altrove. Capibastone che rispondono alle decisioni del circolo solo quando combaciano con le loro. Diversamente le partite le giocano personalmente con il sindaco di turno, forti del rapporto diretto che gli deriva dall’appoggio in consiglio comunale e infischiandosene di un partito buono, quando va bene, per organizzare le Feste dell’Unità.

Perché diciamocelo pure: a un certo punto della nostra storia abbiamo deciso di vincere a tutti i costi, anche dopando i voti con i peggiori metodi clientelari.

Nel frattempo assistiamo alla fuga di tanti militanti che, continuando a porsi in direzione ostinata e contraria rispetto alla questione morale, hanno deciso di stare a casa, se non di votare Cinquestelle e di impegnarsi nell’associazionismo. Con un logorio continuo, fatto di scelte sbagliate e di assist all’avversario, abbiamo smarrito nell’arco degli ultimi 25 anni una comunità di persone e di valori e tante volte i circoli son chiusi, o nel migliore dei casi un ritrovo per anziani che vogliono giocare a carte, avendo cessato quella funzione propositiva e direttiva che avevano in passato.

Se a ciò si aggiungono scelte nazionali non certo popolari come l’approvazione del Jobs Act e dell’Italicum, c’è da rendersi conto come il nostro elettorato tradizionale faccia altro, mentre quell’elettorato trasversale innamorato del leader vota con piacere Renzi.

Ora va bene la leadership carismatica. A patto che il Renzi 1, quello della rottamazione, abbia la forza di farne una leadership collettiva, di ricostruire quella comunità dandogli un rinnovato spirito valoriale e di rottamare al nostro interno tutte quelle macchine ben collaudate che non sempre portano un sano consenso. Con una mappatura simile a quella di Barca ma su base provinciale in tutto lo Stivale. Prima che partano le inchieste. Prima della sconfitta della Politica. Quella con la P maiuscola. Non dopo.

 

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