Renzi, non aprire il vaso di Pandora

Governo
Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni amministrative comunali, Roma, 06 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il paradosso della sinistra dem che vuole una lista Pd-Ncd

Si legge che molti parlamentari del Pd vogliono cambiare l’Italicum.

Fra questi, la maggior parte l’Italicum l’ha votato. Poi c’è il solito gruppo della sinistra che vuole a tutti i costi il premio alla coalizione perché, formatasi alla scuola della Prima Repubblica e degli accordi fra i partiti, non ha mai assimilato la nozione del partito a vocazione maggioritaria e per di più oggi prescinde dal piccolo particolare che nella situazione attuale il Pd è coalizzabile solo con l’Ncd e quel che resta di Scelta civica. Si può capire che questo possa attrarre Dario Franceschini e Beppe Fioroni ma è un evidente paradosso per Bersani e Speranza.

Può piacere o meno, ma la semplificazione del sistema politico, per la quale ha avuto un grande ruolo la stessa nascita del Pd (il famoso incontro fra le varie anime riformiste italiane) ha comportato anche questa conseguenza (positiva, per chi scrive): che da 14 gruppi del centrosinistra oggi ne è rimasto solo uno, appunto, il Pd.

Infatti Sel è venuta progressivamente meno ad un funzione di sinistra critica ma di governo, riducendosi a competere – per lei disastrosamente – con il M5S: e dunque non può essere un alleato del Pd, né d’altra parte lo vorrebbe lei stessa, visto che giudica Renzi una pura e semplice variante del berlusconismo.

Dunque, si vorrebbe modificare l’Italicum per inserire un premio alla coalizione Pd-Ncd proprio da parte di coloro che ritengono il partito di Alfano un partitino di destra peraltro censurabile su diversi piani, incluso quello morale. Un bel capolavoro. Inoltre il premio alla coalizione salderebbe una destra di cui invece andrebbe approfondita la contraddizione fra un’anima liberale e europea e una salviniana, operazione forse ormai tardiva ma politicamente sensata.

Ma come si è arrivati alla situazione così pasticciata di questi giorni? Certamente il voto negativo per il Pd alle comunali ha giocato un ruolo molto più serio di quanto si era pensato. Non è solo la nuova boria di Cinque stelle il problema. Il fatto è Matteo Renzi sconta oggi, sulla scia di quell’insucesso elettorale, una debolezza finora a lui sconosciuta. Pressato dall’esterno e soprattutto dall’interno. In gran parte strumentalmente ma in parte in buona fede, sono vari gli ambienti interni del Pd che consigliano al premier di cambiare linea, di cedere su questo o quel punto, di scendere a compromesso.

Ma se da un lato è giusto correggere l’errore della personalizzazione del referendum (“Se perso lascio la politica” era un’evidente forzatura), il problema è che adesso si apre il vaso di Pandora: prima cambiare l’Italicum, poi spacchettare i quesiti, poi rinviare il voto, poi comitati per il No con i piddini dissidenti dentro, poi aprire a sinistra, poi, poi, poi… Poi non ci si ferma più.

Come al solito il Pd vive la solita anarchia, con la Direzione che conferma la linea di Renzi che il giorno dopo viene contraddetta da deputati e senatori via giornali e tv. Se questa bizzarria riguardasse solo Massimo D’Alema, alle prese con le sue tradizionali macchinazioni, non sarebbe una notizia; il fatto è che sembra riaprirsi quella stagione del conte Ugolino – sbranare il leader di turno – che il premier voleva esorcizzare. Riaprirsi? Forse non si era mai chiusa. Allora, serve un ulteriore momento di chiarezza. Per chiuderlo subito, il vaso di Pandora.

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