Renzi in Sudamerica: un viaggio con il 10% del Pil nazionale al seguito

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Italian premier during his visit  at ESO Observatory in Cerro Paranal, Chile, 24 October 2015.
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Economia politica cultura, sono molte le ragioni di vicinanza tra noi e il Cile

Erano davvero molti anni che un Presidente del Consiglio non si recava in visita ufficiale accompagnato da un numero così nutrito e importante di imprenditori. Basti pensare che il fatturato complessivo delle aziende che saranno presenti nelle diverse tappe del viaggio supera abbondantemente il 10% del prodotto interno lordo del nostro Paese. Naturalmente quello economico è solo uno degli aspetti del viaggio, che si compone, come sta raccontando l’Unità, di aspetti politici e culturali fondamentali. Ma il tema economico è in grado di svolgere una funzione di collante e rappresentanza che colpevolmente nel passato i nostri governi hanno trascurato.
Ieri si è conclusa la tappa cilena del viaggio e oggi si è aperta quella peruviana.
Il Cile è forse il paese che ha il massimo rapporto inverso tra lontananza fisica e vicinanza emotiva al nostro, la formazione politica e culturale di molti di noi si è nutrita delle esperienze cilene. In qualche maniera dunque non sorprende il fatto che nostre aziende pubbliche – l’Enel in testa – e molte private hanno qui investimenti importanti e rapporti commerciali intensi per l’approvvigionamento di materie prime da un lato e la fornitura di prodotti del Made in Italy dall’altro.
Capitolo a parte di fondamentale importanza sia per noi che per i cileni è quello dei progetti infrastrutturali. Alcune nostre grandi aziende sono già presenti con la “solita” direi, se fosse come dovrebbe patrimonio della nostra narrazione pubblica, fenomenale capacità tecnologica e organizzativa. Ma qui come altrove a interessare non sono tanto i progetti in corso, gli ospedali o le centrali in costruzione, quanto quelli ancora da sviluppare, tanto nelle infrastrutture, nelle energie rinnovabili, e negli altri comparti dell’economia.
L’esempio più simbolico è forse dato dalle macchine strumentali perché è un altro di quei settori d’eccellenza spesso sottovalutato o assente nel racconto che il nostro paese fa di se stesso. Le macchine ad uso industriale sono la singola più importante voce delle esportazioni italiane in Cile e sono pezzi fondamentali per lo sviluppo anche in Cile di un tessuto di piccole e medie imprese che aumenti la diversificazione della sua economia ancora troppo legata al commercio di materie prime.
Il Cile ha visto crescere enormemente negli ultimi dieci anni la sua economia, è il paese del Sudamerica con il più alto reddito pro capite, una classe media in crescita che è il sostegno necessario ad un sistema politico stabile.
Come è accaduto per l’Italia nel secondo dopoguerra, lo sviluppo di un tessuto imprenditoriale diffuso è dunque una condizione fondamentale per sostenere quel dinamismo economico condizione necessaria alla stabilità politica di una democrazia in salute.
Si coglie dunque quanto sia importante non solo a fini strettamente ragionieristici la presenza economica italiana in Cile, che vede molte piccole e medie aziende oltre alle grandi. Questa presenza è anche un veicolo di trasmissione culturale di un modello economico che ha consentito all’Italia di crescere (e resistere nei duri anni della recente crisi) e che in Cile continuano a osservare e imitare, come accade in questi casi, attraverso l’esperienza e la conoscenza reciproca.
È utile infine ricordare che, come anche è accaduto a noi, molta della crescita cilena è dipesa dalla sua capacità di apertura ai mercati internazionali: è il paese del mondo che ha sottoscritto il maggior numero di trattati di libero scambio. Anche su questo, sull’importanza di regole condivise che disciplinino un commercio sostanzialmente aperto, si ritrovano ragioni di vicinanza strategica tra noi e il Cile, come si dice per indicare un’amicizia politica ed economica di lungo periodo e non episodica.

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