Renzi alle prese con il nodo della comunicazione

Comunicazione
Italian Prime Minister, Matteo Renzi, during the Rai Tv program "Virus", conducted by journalist Nicola Porro, in Rome, Italy, 28 May 2015.
ANSA/ANGELO CARCONI

Lo spettro del “comunichiamo male” torna ad agitare la sinistra, proprio quando sembrava essersene liberata

È tornato. Stavolta sembrava che ce ne fossimo liberati. E invece, appena le cose iniziano a non girare benissimo, appena il clima nel paese si intiepidisce un po’, lo spettro si ripresenta: “comunichiamo male”. E via con seminari, conclavi, alberi del programma (do you remember Santagata?) e storytelling vario.

La sinistra italiana rimane perseguitata dallo spettro della comunicazione. Il fatto che nemmeno Matteo Renzi, il comunicatore per eccellenza, sia riuscito a sfuggirne ha sorpreso molti. Non era il grande mattatore della Leopolda? Non era lui l’unico in grado di sentirsi a proprio agio in giacca e cravatta da Vespa come col chiodo dalla De Filippi (altro che le lacrime di Fassino)?

Certo, una persona sola non basta. E costruire una nuova classe dirigente forte anche sul piano della comunicazione, oltre che su tutto il resto, non è un’operazione che si completa da un giorno all’altro. Le polemiche degli ultimi giorni sulle presunte liste di proscrizione per le ospitate televisive (in realtà mai esistite) sono solo fuochi di paglia. Quello che rimane è un comune sentire di difficoltà per il governo e per il Pd, alimentato da conduttori televisivi, editorialisti e opinion maker sulla Rete.

Un compito facile per loro. Il populismo, l’antipolitica, l’antieuropeismo offrono terreno fertile per chi può permettersi il lusso di criticare senza offrire soluzioni. Fare opposizione in tempo di crisi è il lavoro più semplice. Come dimostra anche la linea ondivaga di Tsipras in Grecia, ben più complicato è governare. Oggi Renzi deve opporsi a questo clima negativo che persiste, mantenendo una linea riformista.

Quando un governo inizia a soffrire di problemi di comunicazione (che poi si traducono anche in problemi politici), la reazione peggiore che può avere è quella di farsi affliggere dalla sindrome del fortino assediato: richiudersi in se stesso e considerare chiunque come un nemico. Questo è l’errore che Renzi deve evitare. E infatti, il leader dem sta già preparando la controffensiva politica e comunicativa, a partire dall’assemblea nazionale di Milano di sabato prossimo e dalle riforme della Rai e della pubblica amministrazione in parlamento. E i dati sulla ripresa dell’occupazione gli danno una mano.

Nei prossimi giorni proveremo a ragionare qui su Unità.tv del rapporto tra il Pd e la comunicazione, con l’aiuto di alcuni esperti. Se volete, mandateci anche la vostra opinione.

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