Renzi a Rio per ribadire l’attenzione del governo sul Sud America

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Non è un caso che il premier abbia voluto utilizzare la straordinaria opportunità offertagli da questa visita per incontrare la grandissima collettività italiana del Brasile

La visita di Renzi in Brasile, in occasione dell’apertura dei giochi olimpici di Rio de Janeiro, racchiude in sé diversi significati e va al di là della semplice partecipazione di un importante capo di governo europeo alle Olimpiadi o del doveroso impegno del governo nel sostenere la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.

In primo luogo perché questi giochi olimpici sono i primi nella storia ad essere organizzati da un Paese sudamericano; e il Sudamerica è il continente che, nel corso di oltre un secolo, ha accolto il più alto contingente di emigrati italiani: una vera e propria “Altra Italia” che proprio in Brasile può vantare il record (mondiale, potremmo dire “olimpico”) di oltre 35 milioni di italo-discendenti. 

E visto che parliamo di record, forse è bene ricordare che il Brasile è il settimo Paese latino-americano visitato da Renzi in meno di un anno: nessun capo di governo aveva mai fatto tanto dal dopo-guerra ad oggi. Un dato significativo sul piano dell’attenzione del governo alla cooperazione con questa area del mondo caratterizzata non solo dalla straordinaria presenza dei nostri connazionali ma anche dall’assenza di aree di crisi e di guerra e per una sostanziale tenuta della democrazia (fatta eccezione, in questo momento, per un Paese – il Venezuela – alle prese con una difficile e per certi versi drammatica congiuntura politica ed economica).

Altrettanto significativo è il fatto che la ripresa delle visite istituzionali al più alto livello in America Latina (non dimentichiamoci che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è appena stato in Messico, e sarebbe andato anche in Argentina ed Uruguay se i tragici fatti di Dacca non lo avessero costretto a tornare precipitosamente a Roma), coincida con i cinquanta anni dalla fondazione dell’Istituto Italo-latinoamericano, nato grazie alla lungimirante intuizione di un altro capo di governo “toscano”, Amintore Fanfani.

Tornando alle Olimpiadi e al Brasile, bene ha fatto Matteo Renzi a confermare la sua visita e a non prestare ascolto sia a quelli che – prima dell’impeachment – gli chiedevano di non fare questo viaggio come a quelli che – dopo l’apertura del processo contro la Rousseff – gli chiedevano la stessa cosa per le ragioni opposte. E questo non solo per la banale (anche se non per tutti) scontata considerazione che i giochi olimpici sono una grande competizione sovra-nazionale organizzata dal Comitato Olimpico Internazionale e quindi non un evento organizzato da questo o quell’altro Paese, ma anche per il fatto che si svolgono in una nazione dove l’Italia e la presenza italiana ha delle radici talmente profonde da considerare superflua e fuori luogo qualsiasi considerazione di carattere meramente politico-congiunturale.

Non è un caso che il Presidente del Consiglio abbia voluto utilizzare la straordinaria opportunità offertagli da questa visita per incontrare la grandissima collettività italiana del Brasile: a San Paolo e Rio de Janeiro Renzi avrà modo di incontrare i rappresentanti di una comunità affermatasi in Brasile non soltanto per il suo dato quantitativo ma per la qualità della sua presenza in tutti i campi della vita del Paese, dalla cultura all’economia, dalla politica al mondo della solidarietà.

Certo, Renzi arriva in un Brasile in crisi; una crisi politico-istituzionale non ancora superata (il contraddittorio processo di impeachment contro la Presidente Dilma Rousseff è ancora in corso) e una crisi economica che, dopo anni di forte crescita e di piena occupazione, ha portato il Paese sull’orlo della recessione e la disoccupazione a livelli allarmanti. Dopo anni di crescita sostenuta, che lo hanno portato a divenire a pieno titolo una delle grandi potenze economiche del pianeta, il gigante sudamericano ha rallentato, quasi fermato la sua corsa.

Forse è proprio questo il momento, come ci disse il Presidente della Camera di Commercio italo-brasiliana Edoardo Pollastri accogliendo a san Paolo la delegazione italiana del gruppo parlamentare di amicizia Italia-Brasile, per “salire su questo treno quasi fermo: è facile saltarvi su e il biglietto costa poco, anche se tra non molto riprenderà a correre (e a quel punto il ‘costo del biglietto’ aumenterà in maniera esponenziale)”.

In bocca al lupo ai nostri atleti, allora, e al Brasile l’augurio di superare anche questa crisi per uscirne rafforzato nel profilo democratico-istituzionale e nell’assetto economico e finanziario.

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