Regeni: l’Italia chiede la verità

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Ciò che al Sisi non dice è che quei malvagi si annidano negli apparati di sicurezza, che quello di Giulio è stato un assassinio politico.

L’Italia ha chiesto verità e giustizia per Giulio Regeni. Ora sappiamo che per ottenerla occorrerà mantenere la schiena diritta e dimostrare una coesione nazionale a prova di miserrime polemiche interne. Oggi più che mai l’unità d’intenti è fondamentale, per un Paese che ha rispetto di sé e di una famiglia distrutta dal dolore ma che con grande dignità e compostezza pretende che verità e giustizia non siano sacrificate sull’”altare” della realpolitik o degli affari.

Giulio è stato ucciso da “persone malvage”, afferma il presidente Abdel Fattah al Sisi. A raccontarne la malvagità è il corpo devastato di Giulio, quel viso “piccolo piccolo” descritto , ma non esibito, da Paola Regeni. Ma ciò che al Sisi non dice è che quei malvagi si annidano negli apparati di sicurezza, che quello di Giulio è stato un assassinio politico. Non lo dice, l’uomo che da quel mondo proviene, ed anzi assolve tutti: i servizi di sicurezza, la polizia, la magistratura. È’ lui a farsene garante, chiedendo alla comunità internazionale una sorta di licenza di uccidere:: stiamo lottando contro il terrorismo, e questa guerra può produrre “effetti collaterali”. Un giovane ricercatore trucidato. Oltre ai malvagi senza volto, gli altri responsabili, sentenzia il generale presidente, sono quei media e social egiziani contro cui da tempo è scattata una feroce repressione. Quelle propinate dal presidente egiziano sono bugie di Stato, un insulto non solo alla dignità ma all’intelligenza di un Paese, l’Italia. Per indorare la pillola, precisa che la solerzia con cui le autorità stanno indagando sul caso Regeni, è solo perché l’Italia e un Paese amico. Immaginiamo cosa sarebbe potuto succedere se amici non fossimo stati.

Ma Giulio aveva il passaporto italiano, ma era un cittadino europeo. Lo dimostra la reazione di Londra, le affermazioni della responsabile della politica estera dell’Unione.
L’Italia non verrà meno alla ricerca della verità. Lo hanno ribadito a più riprese il premier Renzi e il ministro degli Esteri Gentiloni. Il richiamo per consultazioni del nostro ambasciatore al Cairo sta a dimostrare che alle parole sono seguiti i primi fatti. Occorre proseguire su questa strada. Con decisione.
Non farlo, vorrebbe dire uccidere Giulio una seconda volta.

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