Referendum: un Sì per svoltare. Ma c’è chi rema contro

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Alcuni membri del comitato del si al referendum consegnano le firme in Cassazione a Roma, 14 luglio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Un tempo veniva detto, ed a chiare note, che ciò che il partito votava era legge

Sarà il periodo ferragostano di antica memoria, quello che permette di riposare, di riprendere fiato e di riflettere. Sarà che l’economia è ripartita e si registra il tutto esaurito, nonostante la disinformazione. Sarà che la politica non si ferma, neppure chi da mesi si è messo all’opera ed a disposizione per portare avanti con forza e determinazione quello che sarà la svolta epocale, il SÌ al referendum sulle Riforme.

Sarà che il tempo stringe, e che non è mai troppo per incontrare i cittadini, le persone tutte, per confrontarsi e chiarire bene le motivazioni per le quali occorre cambiare verso. Che non sono mandare a casa o confermare l’operato del Governo Renzi, anche se lui, da bravo Sindaco quale è stato, tanto da conservarne l’etica comportamentale, se n’è addossato la responsabilità. Saranno le elezioni a fornire il parere su questo, non certo il voto al referendum costituzionale.

Un errore madornale, quello fatto, giusto per porgere la guancia a chi non aspettava altro a cui appigliarsi, e non vede certo di buon grado l’eliminazione di privilegi ormai acquisiti e gli inciuci di poltronifici garantiti, chi lo sarebbe? Gli onesti, lo sarebbero.

Quelli che dovrebbero capire quanto è importante ed impellente ridefinire il sistema Stato, con quella parte costituzionale non idonea ai tempi e che rallenta paurosamente i tempi della legislatura.

L’unico Paese in questa situazione, un Ping pong infinito che non permette di andare avanti e con costi della politica al di sopra delle possibilità. Comprensibile quindi che occorre davvero svoltare? No.

Così pare, c’è chi scalpita ed attua le ormai famose strategie di dissenso perché nel nome della presunta perdita di democrazia, si permette di mettere in allarme l’intero paese con l’accusa grave dell’egemonia renzista.

Senza pensare che queste riforme, una volta attuate nel 2018, lo saranno per tutti, non solo per il PD. Un dissenso ed una opposizione che dovrebbe esistere fuori dal partito ed invece, il bello è che parte proprio dall’interno di quel partito che ha votato a maggioranza (quasi) assoluta quella proposta in Direzione nazionale.

Un tempo veniva detto, ed a chiare note, che ciò che il partito votava era legge. Un tempo, si. Quando il segretario ovviamente non era Renzi, ma qualcuno che teneva in piedi tutti quanti come in un girotondo.

Ed allora, adesso è il tempo di capire che quel girotondo, se non gira dalla parte giusta sarà il tutti giù per terra. Inesorabile. Ma sarete soli, perchè sono certa che abbandoneranno quella  casa in cui abbiamo creduto. E poi vorrò ridere. Amaramente.

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