Referendum trivelle, Pd diviso? Certo, persino la minoranza…

Ambiente
Roberto Speranza (s) e Pier Luigi Bersani, durante la convention organizzata dalla Sinistra Dem al Teatro Vittoria di Roma, 12 dicembre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Bersani tentato dal No, contrariamente a Cuperlo e Speranza

Il referendum del 17 aprile sulle trivelle divide l’opinione pubblica, almeno quella sua porzione, che al momento sembra molto minoritaria, che si sta interessando alla questione.

Com’è noto, ci sono in campo tre opzioni: votare sì, votare no e astenersi (tutte con pari legittimità, data l’esistenza del quorum del 50% di affluenza voluta dalla “Costituzione più bella del mondo).

Il Pd è ufficialmente per l’astensione. Però alcuni suoi esponenti sono per l’abrogazione della legge, in particolare gli esponenti della minoranza di sinistra, Cuperlo, Speranza, Gotor, e molti altri. D’altronde partiti e gruppi alla sinistra del Pd, a partire da Sel, sono promotori o comunque impegnati per il Sì.

Si legge però su Repubblica che il leader della componente, Pier Luigi Bersani “sarebbe tentato dal No”: “Andrò a votare ma non dico per chi”. Dichiarazione che in effetti non suona come adesione alla linea della minoranza. In una riunione della componente l’ex segretario del Pd ha detto: “Con un governo dell’Ulivo non si sarebbe mai arrivati a uno scontro tra regioni, 7 delle quali a guida Pd, e il governo su una questione così strategica come la politica energetica”.

Il richiamo all’Ulivo da parte dell’ex segretario del Pd non è casuale. Anche il fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi, ha detto che “sarebbe un suicidio la vittoria dei Sì”.

In effetti, lo scontro fra governatori del Pd (nei giorni scorsi c’è stata ad esempio una dura polemica fra il presidente della Puglia Michele Emiliano e quello della Basilicata Marcello Pittella), è abbastanza sorprendente. E tuttavia l’impressione è che la questione non stia scatenando una particolare passione nel corpo di iscritti e elettori del Pd.

 

 

Vedi anche

Altri articoli