Referendum, quelli che… facciamo come Obama

ControVerso
Uno degli striscioni appesi da un team di 10 climbers di Greenpeace sulla Montagna Spaccata, per richiamare l'attenzione sul referendum sulle trivelle del 17 aprile 2016. Gaeta, 15 marzo 2016. ANSA/ US GREENPEACE +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++

Spiace che promotori del referendum siano Regioni che di lavoro avrebbero bisogno come il pane

«Fare come Obama», dicono i promotori del referendum contro l’estrazione di gas, operazioni già in corso da anni, nei nostri mari. E si riferiscono al fatto che Obama non ha rilasciato “nuovi” permessi di estrazione di petrolio nell’Oceano Atlantico. Si dimenticano naturalmente di dire che durante la presidenza Obama gli USA hanno fortemente aumentato la produzione e sono diventati i maggiori produttori al mondo, riducendo a zero la loro dipendenza dalle importazioni.

Grazie alla tecnologia del fracking, fortemente contestata dagli ambientalisti americani, ma utilizzata in modo estensivo. La scelta di Obama ha avuto conseguenze enormi. Il prezzo di petrolio e gas è crollato e con esso il costo dell’energia negli USA. Il referendum non ha nulla a che fare né con il petrolio né con nuove estrazioni. Riguarda concessioni già in opera per l’estrazione di gas, un combustibile “pulito”.

La scelta del Pd di astenersi in questo referendum inutile e dannoso è perfettamente legittima, nel merito e nel metodo. Lo hanno già fatto il PDS e la CGIL all’epoca del referendum sull’art.18, nel 2003. Usando un’argomentazione incontrovertibile. Per i referendum abrogativi è previsto un quorum e tocca ai promotori dimostrare che un numero sufficiente di cittadini intende modificare la volontà del Parlamento.

Spiace che promotori del referendum siano Regioni che di lavoro avrebbero bisogno come il pane. Decine di migliaia di posti di lavoro sarebbero cancellati in pochi anni. A chi giova? Ha ben detto Prodi, che lo ha definito «un suicidio nazionale». E spiace che una parte della “sinistra” a questo suicidio intenda partecipare.

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