Referendum, i quattro assi per accorciare le distanze

Referendum
Un momento delle dichiarazioni di voto finali del disegno di legge sulle Riforme Costituzionali alla Camera dei Deputati, Roma, 12 Aprile 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il dibattito si va incanalando entro una discussione sul merito. Uno sforzo per i ridurre i termini del dissenso è ancora possibile

Non senza fatica il dibattito pubblico sul referendum autunnale si va incanalando entro una discussione sul merito. Merita di essere sottolineata la tendenza virtuosa. Dall’apodittico documento degli autoproclamatisi “Cattolici per il no” si è passati, sempre su posizioni intransigenti (le ragioni ufficiali del “Comitato del no” e un sintonico documento prodotto da “Libertà e Giustizia”), ad un innegabile ancoramento al merito ma con una diagnosi che invita all’azione piuttosto che al dibattito: la revisione darebbe luogo ad un rischio autoritario, ad una democrazia dimezzata, all’avventurismo costituzionale. Quindi è maturata tra accademici (il cosiddetto documento dei 56) una posizione che ragiona esclusivamente in chiave di disfunzionalità del disegno e ne circoscrive pertanto gli effetti negativi, esprimendo perfino qualche valutazione positiva.

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